Party! Siamo stati a quello di apertura della Festa del Cinema di Roma (e questo è quello che è successo)

Giuseppe Fantasia

Dopo un noir, la luce, che a Palazzo Brancaccio però, non è una, ma sono tante e colorate. Sono rosse, in giardino, dove troviamo angoli per sedersi e parlare in tranquillità vicino alla grande fontana; sono blu e rosa all’interno e cozzano un po’ con l’oro dei tanti saloni ottocenteschi, quelli dove Mary Elizabeth Bradhurst Field, la ricca ereditiera newyorchese che fece costruire quel palazzo affacciato su colle Oppio, era solita accogliere ospiti da tutto il mondo. 

Siamo a Roma che oggi, come si sa, è decisamente cambiata, un posto magnifico, ma solo su cartolina e dove niente oramai fa più scalpore, una grande bellezza osannata da tanti, maltrattata da chiunque, rispettata da pochi. A questo, però, non vogliamo pensarci, siamo pur sempre ad un party, o meglio, “AL party”, perché è quello di apertura della Festa del Cinema di Roma, edizione numero quattordici. Entrare in quello che è l’ultimo palazzo nobiliare costruito in città, non è semplice per via di una ripida scalinata: il passamano non basta, ma aiuta e nel percorrerlo ci torna in mente Naomi Campbell che cercava di salirla (e poi scenderla) dall’alto del suo tacco 14 ad un’altra festa di qualche mese fa, quella di Gucci, aggrappandosi a chiunque. Ernest Enninful, direttore dell’edizione inglese di Vogue, potrà confermarvi lo sforzo fatto.

 

 

Ma torniamo a ieri sera: basta moda (anche perché qui a Roma è inesistente), e torniamo al cinema, alla festa, ai colori, alle luci, ai vestiti (molto discutibili) delle signore o presunte tali, a quel clima comunque simpatico che solo da queste parti ad un party (scusate l’ovvio gioco di parole) si può vivere. Solito bancone con vini e spumante, dj tatuata bella come una modella, mix di musica pop, dance ed elettronica, ma -  strano ma vero - niente corsa al buffet: qui sono i camerieri che inseguono gli ospiti per farli mangiare con riso bianco, gnocchetti e dolci, perché tutti hanno sempre fame e tutti vogliono sempre...

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