Passaggio da Auchan a Conad: oltre 4mila lavoratori a rischio

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A luglio del 2019 la società italiana Conad ha rilevato moltissimi punti vendita Auchan, il colosso francese dei supermercati, presenti sul territorio lombardo. In poco tempo i supermercati con logo Auchan hanno cambiato insegna e gestione. Questo passaggio da Auchan a Conad ha però spaventato i lavoratori che potrebbero subire licenziamenti e i lavoratori riassorbiti che sono costretti a cambiare la loro posizione.

Passaggio da Auchan a Conad: i dati

Il passaggio da Auchan a Conad per diversi supermercati si sta completando e le voci su possibili licenziamenti crescono. Gli ultimi punti vendita a cambiare sono stati quello di via Venini e quello di via Padova. Nella città metropolitana di Milano ci sono diverse situazioni a rischio. Gli impiegati degli uffici di Rozzano rientrano tra i primi che potrebbero perdere il posto di lavoro. Lavoratori a rischio sono anche quelli del del deposito della logistica di Trucazzano. I dipendenti dei supermercati di Rescaldina, Nerviano, San Vittore Olona e Zelo Surrigone stanno cercando da diversi giorni di avere notizie sul loro incerto futuro.

Con questo “cambio di bandiera” vacillano circa 5mila posti di lavoro. Di queste 1.860 sono già stati riassorbite dal nuovo marchio ma per gli altri non si sa come procederanno le cose anche se per il momento nessuno si è espresso riguardo ai licenziamenti. Il 30 ottobre 2019 presso il Ministero dello sviluppo economico si è ampiamente discusso della situazione mentre fuori dal palazzo i lavoratori avevano organizzato una protesta. Proteste anche davanti alla prefettura di Milano.

La parola ai sindacati

I rappresentati sindacali dei lavoratori per questa azienda si sono espressi sulla questione assumendo un punto di vista ben chiaro lanciando un messaggio ai dirigenti.

Conad – spiegano i sindacati – non ha accettato le proposte formulate dalle segreterie nazionali di definire un accordo che in maniera chiara ed inequivocabile garantisca tutti i livelli occupazionali, le loro condizioni economiche e normative, i soggetti ai quali verranno affittati o ceduti i punti vendita, il confronto a livello territoriale per definire accordi sulle modalità di passaggio e sul modello organizzativo. Nell’accordo che non è stato accettato era previsto anche il mantenimento di corrette, trasparenti e qualificate relazioni sindacali, la garanzia dell’art. 18 nei negozi sotto i 15 dipendenti. La totale indisponibilità di Conad fa emergere una precisa volontà di non volere condividere il percorso con le organizzazioni sindacali e di fare a modo loro tenendo il personale in una condizione di incertezza e precarietà. Intanto si parla già di esuberi, di riduzione delle superfici di vendita, di cessioni a soggetti sconosciuti.

Con queste parole viene spiegata la posizione dei sindacati che non fa altro che alimentare la paura dei lavoratori.