“Passerelle”, i racconti di Muriel Peretti, per rilanciare sempre

“Passerelle”, i racconti di Muriel Peretti, per rilanciare sempre

Roma, 6 mar. (Askanews) – E’ nata in Corsica, è madrelingua francese, ma da 20 anni vive a Roma, dove si occupa di comunicazione in ambito culturale. Mentre lavorava ad un romanzo in francese Muriel Peretti ha scritto, in italiano, nove racconti, che segnano altrettanti passaggi di vita delle persone, pubblicati da Ensemble nel libro “Passerelle”, che verrà presentato il 12 marzo a Parigi e il 13 a Ferrara.

“Per me il francese è un obiettivo talmente alto da raggiungere che mi stancavo tantissimo, con l’italiano ho trovato un modo molto scorrevole e fluido, le cose uscivano con facilità, cosa che non mi capita in francese. Passerelle è un passaggio permanente nella vita che noi dobbiamo affrontare, da un’età a un’altra, da uno stato ad un altro, poi uno si innamora poi non ama più, tutto cambia in continuazione. A me piace l’idea che la vita sia per tutti noi in movimento e che non si fermi mai”.

Tanti personaggi diversi prendono vita nei suoi racconti, tra incontri, amori, relazioni, ricordi, scambi, passaggi temporanei o definitivi. Tutti hanno in comune una grande vitalità e un’energia che li spinge a superare anche le passerelle più rischiose.

“Passerelle infatti per me significa molto questo, che uno non può dire sto in fondo e non posso più risalire, ci sarà sempre qualcosa che ti farà risalire. E una passerella non è per forza un momento difficile, è anche un momento di cambiamento, di evoluzione”.

Alla domanda se ci siano anche spunti autobiografici come sembrerebbe nel commovente “Viaggio con mio padre”, Peretti risponde:

“Faccio sempre appello come sai a Rilke (lui parlava dei versi però il risultato è lo stesso) che diceva che bisognava vivere mille vite, sentire mille cose, provare mille cose perché un giorno forse, diceva lui, si alza la prima parola di un verso. Per cui di autobiografia sicuramente qualcosa c’è ma mi piace che le sfumature le trovino i lettori e non che le spiego io, voilà”.