Pasticcio fiscale in casa 5Stelle

Gabriella Cerami
Italy's Foreign Minister Luigi Di Maio (R) speaks to Italy's Prime Minister Giuseppe Conte on September 9, 2019 during the new government confidence vote at the lower house of parliament in Rome. (Photo by Andreas SOLARO / AFP) (Photo credit should read ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Non si preoccupa che Giuseppe Conte in quei minuti stia parlando a una platea fino a poche settimane fa non amica, con la voglia di conquistarla. Al contrario, proprio quando a Lecce il premier strappa gli applausi della Cgil, Luigi Di Maio parte con il controcanto, scrivendo su Facebook un post durissimo che marca la distanza proprio dal presidente del Consiglio, ma anche da due dei suoi ministri: “Fermi tutti”. Il capo politico blocca dunque chi ha parlato apertamente di nuove tasse su voli aerei, bibite e merendine, e lancia un ultimatum al governo: se si mettono nuove imposte, i voti 5 stelle in Parlamento non ci saranno.

Il premier, nel suo bagno di folla pugliese a margine delle ‘Giornate del lavoro’, dribbla le domande dei cronisti. Continua a sorridere imperterrito, ha l’aria di chi non vuol farsi rovinare la festa ma è chiaro a tutti che l’attacco a muso duro arrivato da Di Maio lo abbia innervosito.

Per ora preferisce sorvolare e non entrare in polemica con il capo della delegazione grillina, tuttavia il premier mostra una certa difficoltà per le parole di chi un tempo era vicepremier. Soprattutto per quelle che sanno di minaccia: “Se questo governo esiste, è perché lo sostiene il Movimento 5 Stelle. Un Governo che vuole fare il bene delle persone toglie tasse sul lavoro per permettere alle imprese di assumere nuova gente. Ed è così che avrà i nostri voti in Parlamento”.

A far infuriare il capo politico M5s sono le due proposte arrivate, ironia della sorte, non dal Pd ma da due ministri in quota grillina, quello dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti e dell’Ambiente Sergio Costa. Fino a poco tempo li avremmo definiti due fedelissimi di Di Maio, oggi viene qualche dubbio. Le loro idee, frenate dal capo delegazione, sono state invece approvate da Conte: “Sono soluzioni praticabili”, ha detto sabato pomeriggio ad Atreju. Quanto basta per far sentire l’ex vicepremier quantomeno bypassato su un tema divisivo come quello...

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