Patrick George Zaky, arrestato e torturato in Egitto: le accuse

Patrick George Zaky, arrestato e torturato in Egitto: le accuse

Arrestato e torturato per incitazioni contro lo Stato egiziano: questo è ciò che è accaduto a Patrick George Zaky, studente presso l’Università di Bologna. Il ragazzo, di origini egiziane, era tornato in patria per trascorrere alcuni giorni con la famiglia. In Italia stava frequentando un master internazionale in Studi di Genere. “È attivo all’estero per fare una cosa sola, insultare lo stato egiziano”, queste le accuse nei confronti di Zaky, secondo un noto giornalista egiziano.

Zaky arrestato e torturato: le accuse

“È andato a fare un master sull’omosessualità, questo è l’oggetto della sua tesi. Il ragazzo è andato a studiare queste cose all’estero, all’università di Bologna. È attivo all’estero per fare una cosa sola, insultare lo stato egiziano, attaccare lo stato egiziano, incitare contro lo stato egiziano”. Sono queste le parole di Nashat Dahi, noto conduttore di una trasmissione dell’emittente egiziana Ten Tv, finanziata dal governo stesso. Dahi ha spiegato così le ragioni dell’arresto di Patrick George Zaky, fermato all’aeroporto de Il Cairo il 6 febbraio. Il ragazzo si trovava in Egitto per trascorrere alcuni giorni con la famiglia, in pausa dagli studi in Italia. A Bologna stava svolgendo un master in Studi di Genere e aveva scelto come tema della tesi proprio l’omosessualità.

Questo sarebbe uno dei motivi dell’arresto dello studente. Inoltre, Nashat Dahi ha riportato fra le accuse mosse a Zaky anche la collaborazione con il rappresentante di un’associazione di omosessuali, l’intenzione di rovesciare il regime di Al Sisi, l’adesione ai Fratelli Musulmani e la ricezione di fondi da Qatar. Nel suo intervento il giornalista ha anche aggiunto che alla stampa italiana e alle organizzazioni internazionali andrebbe “tagliata la lingua” per le dichiarazioni contro il governo egiziano. In particolare Dahi ha parlato di Amnesty International, definendo l’associazione “una schifezza”.

In conclusione il giornalista ha sostenuto che la gestione della vicenda di Zaky spetterebbe esclusivamente alla giustizia egiziana e che quella della stampa italiana sarebbe solo una campagna diffamatoria contro l’Egitto, mentre i due Paesi dovrebbero essere alleati.

L’arresto di Zaky

Stando a quanto riferito proprio da Amnesty International, Zaky sarebbe stato bendato e ammanettato all’aeroporto de Il Cairo. In seguito la polizia lo avrebbe torturato per 17 ore consecutive con scariche elettriche e colpi al ventre e alla schiena. Al momento, lo studente sarebbe detenuto in stato d’arresto in una struttura della Nsa a Mansoura.

Per le accuse mossegli, Patrick George Zaky rischia l’ergastolo, ma secondo il suo legale l’intervento della politica italiana potrebbe portare ad un “cambio di trattamento”. Luigi Di Maio ha annunciato che l’Italia intende seguire da vicino il processo e il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà ha specificato che il “Governo continuerà a dare priorità al caso, anche con riferimento alle sue condizioni detentive e all’esigenza di assicurare un iter processuale rapido, in vista di un auspicabile, pronto rilascio”.

Il ricordo di Giulio Regeni

I genitori di Giulio Regeni hanno lanciato un appello affiché Zaky riceva un trattamento diverso da quello riservato a loro figlio. “Auspichiamo che ci sia per Zaky una reale, efficace e costante mobilitazione affinché questo giovane possa essere liberato senza indugi. Chiediamo alle istituzioni italiane ed europee di porre immediatamente in essere tutte quelle azioni concrete che non sono mai state esercitate per salvare la vita di Giulio o per pretendere verità sul suo omicidio. […] Patrick, come Giulio, merita onestà e determinazione, non chiacchiere imbarazzanti e oltraggiose”.