Pavese narrato da “Fuoco Sacro-il talento e la vita” su laF

Pavese narrato da “Fuoco Sacro-il talento e la vita” su laF

Roma, 29 gen. (askanews) – Viaggio alla scoperta di Cesare Pavese. Lunedì 3 febbraio alle ore 21.10 in esclusiva su laF (Sky 135), torna la produzione originale laF – la TV di Feltrinelli “FUOCO SACRO – Il talento e la vita” – realizzata in co-produzione con EchiVisivi, con la narrazione appassionata dello scrittore Paolo Di Paolo.

Dopo le puntate dedicate ad Alda Merini e Luciano Bianciardi, lunedì 3 febbraio è la volta di Cesare Pavese ed Elsa Morante – interpretati da Pietro De Silva e Sonia Bergamasco.

In “Cesare Pavese – Da C. a C.” Pietro De Silva legge il grande poeta. “È la prima volta che faccio il consuntivo di un anno non ancora finito. Nel mio mestiere sono il re. In dieci anni ho fatto tutto. Se penso alle esitazioni di allora… Nella mia vita sono più disperato e perduto di allora. Che cosa ho messo insieme? Niente”. Sono queste le parole che Pavese scrive nel suo diario – pubblicato postumo nel 1952 con il titolo “Il Mestiere di vivere”. Da qui inizia il racconto di Paolo Di Paolo nella vita dello scrittore piemontese, che a 42 anni ha raggiunto l apice della sua carriera ricevendo solo un mese prima il Premio Strega per il romanzo “La Bella Estate”; un successo che tuttavia non riesce a colmare quella che lui stesso definisce un “angosciosa inquietudine”: “Ora so qual è il mio più alto trionfo – scrive infatti nel diario – e a questo trionfo manca il sudore, manca la carne, manca il sangue, manca la vita. Non ho più nulla da desiderare su questa terra, tranne quella cosa che quindici anni di fallimenti ormai escludono. Questo il consuntivo dell anno non finito, e che non finirò”.

Arricchita dall’interpretazione di Pietro De Silva, la narrazione ripercorre la vita dello scrittore, a 70 anni dalla morte, dall infanzia nelle Langhe, che gli ispireranno il suo capolavoro “La luna e i falò”, agli amori infelici, in particolare l ultimo, per l attrice Costance Dowling, di cui scriverà nelle ultime pagine del suo diario e nella raccolta di poesie “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”. Una sofferenza che lo porterà all estrema decisione, anche se, come scrive nel diario poco tempo prima di morire: “Non ci si uccide per amore di una donna. Ci si uccide perché un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, inermità, nulla”.