Pd, al via la direzione. Resa dei conti su segreteria e governo

Di Elisabetta Graziani
Direzione nazionale del Partito Democratico

Sarà il traghettatore Maurizio Martina a guidare il Pd nell'era post-Renzi fino alla prossima assemblea nazionale che dovrebbe cadere verso metà aprile, formazione del governo permettendo. Dopo "l'arrivederci" di Renzi, il vicesegretario compatta, al momento, il partito in un 'pax armata' dove la conta interna è già cominciata dopo la sconfitta delle elezioni.

Nell'orizzonte più immediato, la scelta dei capigruppo e la querelle intorno ai presidenti delle Camere, strettamente legata a quella del ruolo del partito rispetto a un nuovo governo. Collegialità e assunzione collettiva di responsabilità sono le due parole d'ordine della riunione Dem. Il documento finale è votato all'unanimità, soltanto 7 gli astenuti, legati all'area di Michele Emiliano. "Un'astensione di incoraggiamento", assicura il governatore pugliese. Ma la 'bolla papale' sul vicesegretario arriva dall'endorsement via twitter del premier Paolo Gentiloni: "Le dimissioni di Matteo Renzi esempio di stile e coerenza politica. Dalla sconfitta il PD saprà risollevarsi, con umiltà e coesione. Ora fiducia in Maurizio Martina".

Adesso tutte le aree del Pd - renziani, orlandiani, franceschiniani, area di Emiliano e di Damiano - sono chiamate a unirsi, almeno fino alla prossima assemblea. "La segreteria si presenta dimissionaria a questo appuntamento - annuncia Martina nel suo discorso di apertura -. Ma io credo sia importante che continui a lavorare insieme a me in queste settimane che ci separano dall'Assemblea. Con il vostro contributo cercherò di guidare il partito nei delicati passaggi interni e istituzionali a cui sarà chiamato. Lo farò con il massimo della collegialità e con il pieno coinvolgimento di tutti, maggioranza e minoranze, individuando subito insieme un luogo di coordinamento condiviso. Chiedo unità".

Le tappe sono chiare: entro un mese o poco più l'assemblea nazionale dove si aprirà la fase costituente che sarà in grado di portare nei "tempi giusti" al congresso. Contemporaneamente Martina propone di dare vita a una 'Commissione di progetto', incaricata di elaborare unitariamente ipotesi concrete per articolare il percorso. In assemblea potrà anche essere eletto un segretario per dirigere il tratto di strada che porterà alla fase congressuale.

La direzione, la prima senza Matteo Renzi, si apre con la lettura da parte di Matteo Orfini della stringata lettera del segretario dimissionario. "Caro presidente, preso atto dei risultati elettorali, rassegno le mie dimissioni. Ti prego di convocare l'Assemblea, in quella sede ne spiegherò le ragioni". In due righe di messaggio si chiude la parabola dell'ex premier-segretario che tuttavia in un'intervista rilancia: "Ma non molliamo, non lasceremo mai il futuro agli altri". All'interno del Pd, per ora.

In direzione gli oppositori di sempre non fanno sconti, ma neppure infieriscono sul leader sconfitto. "Le radici della sconfitta affondano almeno negli ultimi 10 anni. Pararsi dai guai rovesciando tutta la responsabilità sul segretario che si è dimesso sarebbe una soluzione senza onestà", esordisce Gianni Cuperlo che chiama in causa l'intera classe dirigente del Pd: "partito, governo, padri nobili, minoranze, chi ha scelto di piantare la tenda altrove e ha raccolto pochissimo". Il riferimento è a Veltroni, ma anche a Prodi e a Bersani con Liberi e Uguali, sebbene si tratti di responsabilità diverse perché "c'era chi ha comandato e chi no, chi ha sempre applaudito e chi no".

Favorevole anche Andrea Orlando secondo cui "Maurizio deve avere il nostro sostegno e incoraggiamento". Il Guardasigilli si dice persino disposto a "sciogliere l'area che fa riferimento a me per fare un passo avanti insieme", ma a fronte di garanzie vale a dire lo scioglimento del gruppo dirigente: segreteria e forse anche presidenza.

Il "vulnus" della composizione delle liste elettorali è infatti ancora aperto. "Non capisco - ha detto - la conservazione di un residuo dell'assetto dirigente precedente, non perché parte di quelli o tutti non possano far parte di un percorso collegiale, ma forse per dare un segno di apertura di una fase nuova questa evoluzione sarebbe necessaria". Renzi intanto assicura "il mio ciclo è finito, ora tocca ad altri". Tra i papabili segretari, è stato fatto il nome di Graziano Delrio che tuttavia smentisce. Poi quello del governatore del Lazio Nicola Zingaretti e non ha escluso un suo impegno anche Matteo Richetti. Mentre Sergio Chiamparino ha chiarito che sarebbe disposto a fare parte dell'organo collegiale che dirigerà il partito da qui alla nuova fondazione.