Pd: ancora fuoco amico sul segretario e Zingaretti chiede lealtà

Paolo Molinari
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AGI - Nessun patto con Salvini: dal Nazareno, a distanza di due settimane dall'incontro serale a Montecitorio, sono costretti a tornare sui rapporti con la Lega, anche se questa volta è per smentire le voci, riportate da un articolo di giornale, secondo cui Nicola Zingaretti e Matteo Salvini starebbero per stringere un patto su una riforma della legge elettorale di ispirazione maggioritaria.

Un'inversione a "U" rispetto agli impegni presi dal segretario dem al momento di dare il via libera al tanto contestato taglio dei parlamentari. Taglio che sarebbe dovuto essere 'corretto', appunto, da una nuova legge elettorale proporzionale. E alla Camera si era arrivati ad un accordo sul Brescellum (dal nome di Giuseppe Brescia, presidente della Commissione Affari Costituzionali del M5s), salvo poi lasciare il testo in un cassetto per i continui stop and go all'iter parlamentare arrivati da Cinque Stelle e Italia Viva.

Ieri, durante la direzione del Pd Lazio, Nicola Zingaretti sarebbe tornato sul punto affermando, tra le altre cose: "Nel centrodestra sta venendo meno la disponibilità a fare la riforma elettorale e probabilmente stiamo andando verso un diverso sistema maggioritario". Parole che "fotografano una realtà", viene spiegato da fonti dem a Palazzo Montecitorio.

Con il governo Draghi, è cambiata la maggioranza e Pd-M5s-Iv non sono più in condizione di decidere da sole su un tema, come la riforma elettorale, che già normalmente viene affrontato con il contributo di tutti, è il ragionamento. Quello che non sta in piedi, invece, è che Zingaretti si predisponga a un patto con Salvini.

Di qui la nota di smentita: “La notizia di un asse tra Salvini e Zingaretti sulla legge elettorale maggioritaria è totalmente priva di fondamento. La proposta del Pd è nota, discussa dopo tre riunioni della direzione nazionale e votata all'unanimità. Questa proposta, portata in tutte le sedi parlamentari di maggioranza e di confronto con l'opposizione, è e rimane la posizione del Pd. Negli ultimi giorni, dopo la formazione del Governo Draghi, il Pd ha avanzato una proposta per una fase costituente proprio per continuare sull'impegno riformista. Creare polemiche infondate, partendo da articoli di giornale, fa parte del degrado politico nel quale è precipitato il confronto interno del Pd contro il suo gruppo dirigente".

Una smentita resa necessaria dal fatto che, dopo il fuoco incrociato arrivato da Base Riformista e dagli Orfiniani nei giorni scorsi, le voci sul patto con la Lega avevano innescato un altro bombardamento sul quartier generale, con lo stesso Matteo Orfini a denunciare come il Pd abbia accettato il taglio dei parlamentari "per subalternità al M5s e ora facciamo il maggioritario per compiacere la destra. 

Ovviamente avendo negli organismi deciso di fare esattamente l'opposto". Niente di tutto questo, dunque, ma Orfini insiste: "Ha ragione il Nazareno a definire le polemiche sulla legge elettorale frutto del degrado del nostro dibattito. Peccato che quel degrado lo abbia prodotto chi ieri in un organismo politico, la Direzione regionale del Lazio, ha sciattamente comunicato che quanto discusso in tre riunioni della Direzione e votato all'unanimità era superato perché Salvini e la destra non erano d'accordo".

Duro il segretario che, a margine di un evento a Roma, sottolinea:  “"Quello che sto leggendo è incredibile. Tutte le decisioni sul Governo Conte, la proposta di legge elettorale, la gestione della crisi e la formazione del Governo Draghi, sono state prese collegialmente da organismi dirigenti unitari. Così come la condotta parlamentare in questi 3 anni è stata guidata da Capigruppo che non avevano sostenuto questa segreteria. Una delle condizioni fondamentali dei rapporti politici è la lealtà e il coraggio di assumersi le proprie responsabilità”.