Pd, Bindi ritorna: partito troppo timido, scissione non è finita

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Roma, 24 set. (askanews) - "La scissione di Renzi? Non è finita qui. Temo che ci saranno altre uscite dal Pd. Renzi ha incassato ministri e sottosegretari, è uscito con grande cinismo e tempismo e ora siede al tavolo del governo". Lo dice in un'intervista al Corriere della sera, Rosy Bindi che è tornata a partecipare alle riunioni della Direzione del partito.

"La sola spiegazione della scissione è che, Renzi, di cui non mi sono mai fidata, non sa stare in un partito dove non comanda. Renzi e Salvini faranno di tutto per alimentarsi a vicenda, quindi toccherà al Pd combattere la cultura che la Lega interpreta", spiega e poi a proposito del suo ritorno in direzione dopo l'uscita del 'rottamatore' aggiunge: "Con Renzi al Nazareno, non ci andavo perché non facevo parte della direzione. Dall'ultimo congresso sono membro di diritto come ex presidente del Pd. Dopo la scissione, che non mi ha sorpreso, mi è sembrato importante esserci".

Bindi che proviene dalla Margherita chiarisce anche quale dovrebbe essere la linea del Pd: "Se qualcuno pensa di tornare a una forza di sinistra che dimentica di essere plurale, le conseguenze potrebbero essere devastanti. I problemi del Pd nascono dalla tentazione di un'autosufficienza, da egemonie e nostalgie reciproche, da accordi di potere. Non siamo mai riusciti a fare sintesi".

Sui temi caldi come l'immigrazione secondo Bindi: "C'è timidezza, si soccombe, invece vorrei che il Pd trovasse il coraggio di dire che l'immigrazione è una sfida strutturale per i prossimi decenni, non un'emergenza. Se stiamo al governo per ricostruire valori comuni ce la possiamo fare, altrimenti la sentenza è solo rimandata".