Pd boccia Berlusconi: così si rischia di far saltare tutto

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Image from askanews web site
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Roma, 14 gen. (askanews) - "Se fanno sul serio si rompe tutto, se eleggono Berlusconi cade il governo...". Al Pd c'è sconcerto e sorpresa dopo il vertice del centrodestra, anzi "delusione e preoccupazione", come filtra dal Nazareno. Qualche parlamentare, appunto, va oltre e avverte che un blitz del centrodestra significherebbe la fine del governo Draghi. Enrico Letta vuole capire bene cosa è successo, nei giorni scorsi aveva avuto diversi contatti con Matteo Salvini per preparare il terreno per il "dopo Berlusconi", dando per scontato che la candidatura del Cavaliere sarebbe stata a un certo punto messa da parte. Il comunicato congiunto dopo la riunione a villa Grande lo coglie un po' di sorpresa e - a caldo - ai cronisti ripete il suo mantra: "Ripeto quello che ho sempre detto, il candidato deve essere unitario e non divisivo, non deve essere un capo politico ma una figura istituzionale".

Letta risponderà domani dalla direzione Pd, ma il segretario ritiene che la giornata di oggi sia un'occasione persa per arrivare a una trattativa su un nome condiviso. Il leader Pd lo ha ripetuto in tutti i modi a Salvini in questi giorni, per evitare terremoti serve una trattativa che tenga insieme Quirinale e governo e al Colle va ovviamente certato un "nome condiviso" per il Quirinale. Una forzatura, continua a dire da tempo il segretario democratico, avrebbe conseguenze inevitabili su un governo di unità nazionale, certificherebbe un cambio di maggioranza.

Un allarme che il partito ha messo agli atti con una nota ufficiosa in cui si parla appunto di "delusione e preoccupazione per le conseguenze" della scelta del centrodestra. Perché - Letta lo ha ripetuto più volte in questi giorni - è pericoloso arrivare fino alla quarta votazione con il nome di Berlusconi sul tavolo. Primo, perché "gli italiani non capirebbero", ha detto il leader Pd. Si alimenterebbe di nuovo l'antipolitica se il Parlamento si mostrasse incapace di eleggere un presidente per settimane mentre il paese deve affrontare la pandemia, l'inflazione, il caro-bollette e via dicendo. E, poi, perché c'è il timore che la situazione sfugga di mano, che salti la possibilità di arrivare a un percorso condiviso, con - appunto - "conseguenze" anche sul governo.

Perché, ragiona per esempio Enrico Borghi, "Draghi rimarrebbe a fare il presidente del Consiglio in quelle condizioni? E' evidente che un'eventuale, non auspicata e surreale elezione di Berlusconi al Quirinale sarebbe la fine di questa legislatura". E Matteo Orfini aggiunge: "La candidatura di Berlusconi è una provocazione, e allora si reagisce con una provocazione. Sono d'accordo con l'idea di Enrico Letta di uscire dall'aula, di non partecipare al voto. Ed è chiaro che se si eleggono Berlusconi questa maggioranza di governo non c'è più. A quel punto, se hanno i numeri, si facciano un governo di centrodestra". E Antonio Misiani afferma: "E' un errore, vanno in direzione completamente opposta a quello che sarebbe utile fare. Un leader che ha incarnato una contrapposizione durissima. Questa candidatura dovrebbe nascere innanzitutto da un confronto tra le forze di maggioranza, dividere la maggioranza inevitabilmente avrebbe ripercussioni".

In realtà, la convinzione diffusa è che alla fine Berlusconi non ce la faccia - "mi sembra quando il centrosinistra candidò Prodi", dice velenoso un parlamentare democratico. Ma, appunto, il timore è che lo stallo sulla candidatura del cavaliere finisca per compromettere una trattativa vera e che poi la cosa sfugga di mano.

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