Pd, Calenda: partito diviso in due, sulla Tav persa un'occasione

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Roma, 8 ago. (askanews) - "Una parte del Pd non vuole che il governo cada". Carlo Calenda, ex ministro dello Sviluppo economico ed eurodeputato del Pd, contesta la strategia parlamentare scelta dai Dem al Senato sulla Tav e denuncia l'impasse nel partito in un'intervista al quotidiano la Repubblica.

"Quello che è accaduto in aula sulla Tav è semplice: abbiamo rinunciato a colpire il governo ancora più duramente, votando la nostra mozione e lavorando con le altre opposizioni per astenerci o uscire dall'aula in blocco su quella del Movimento 5Stelle, come peraltro Emma Bonino la leader di +Europa, suggeriva", spiega Calenda al giornale. "Le ragioni sono altrettanto semplici: una parte del Pd, maggioritario nei gruppi parlamentari, non vuole che il governo cada".

Secondo Calenda, "esistono due Pd ed è bene prenderne atto perché altrimenti non si riuscirà mai a fare un'opposizione efficace". "C'è il Pd di Renzi che controlla la maggioranza dei gruppi parlamentari. E c'è il Pd di Zingaretti, Franceschini, Gentiloni eccetera che controlla la maggioranza degli organi di partito", commenta. "I leader di questi due Pd non si incontrano e non si parlano mai. E la classe dirigente dei due Pd si detesta reciprocamente molto più di quanto avversino Lega e 5Stelle. Attenzione perché a furia di litigare questo veleno sta scendendo nella base del partito"

Quanto al voto di ieri sulla Tav, per Calenda i Dem "hanno scelto di non tentare di far cadere il governo". "Magari non sarebbe andata bene, ma neppure si è tentato", aggiunge.

Tra l'ex segretario Renzi e il tesoriere Zanda che lo ha invitato a mantenere la promessa di farsi da parte, ci sono state scintille. "Ho sempre pensato e detto che Renzi sia stato uno dei migliori presidenti del consiglio che questo paese abbia avuto, sicuramente tra i più riformisti, ma l'incapacità di lavorare in squadra se non come leader indiscusso e le idiosincrasie personali stanno facendo male a tutti, a lui e al centrosinistra", è il pensiero di Calenda. "E la retorica del 've la prendete con il Matteo sbagliato' ha francamente stancato. Cosa dovrebbero dire allora Gentiloni e Minniti sulle accuse ex post lanciate da Renzi?", insiste l'exx ministro.