Pd con Draghi, cercando di tenere insieme anche Leu e M5s

Red
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Roma, 5 feb. (askanews) - Il Pd sosterrà Mario Draghi, Nicola Zingaretti al termine del colloquio con il presidente del Consiglio incaricato conferma una linea che nel partito si dava comunque per scontata ed è significativo che siano anche scomparsi i paletti sul "governo politico" e sulla maggioranza omogenea ribaditi anche ieri sera dal vice-segretario Andrea Orlando. I democratici ripetono le loro priorità - dalla riforma del fisco, alla preoccupazione per le "diseguaglianze" crescenti - ribadiscono perfino l'importanza di un chiaro profilo europeista del prossimo governo, raccomandazione che certo Draghi non farà fatica a raccogliere. Concetti che verranno messi nero su bianco, in un documento inviato al presidente incaricato. Ma, appunto, Zingaretti pubblicamente non fa alcun accenno né al profilo né al perimetro della maggioranza, nonostante l'insofferenza del Pd all'idea di sostenere un governo insieme anche alla Lega. Solo in via informale fonti Pd sottolineano che "il partito lavora alla tutela della credibilità, della compattezza e della stabilità del governo Draghi".

Il Pd - spiega il leader democratico dopo l'incontro con il presidente incaricato - ha confermato a Mario Draghi la "piena disponibilità a concorrere al suo tentativo di formare un governo. La sfida è davvero grande, faremo di tutto per aiutare il paese a vincerla. Siamo convinti che l'Italia ce la farà". Certo, l'improvviso cambio di schema - dal Conte-ter a Draghi - mette a dura prova tutta la strategia del Pd dell'ultimo anno, l'investimento su un'alleanza stabile con i 5 stelle incentrata proprio sulla figura di Conte. E certo non aiuta il ricordo del governo Monti, che costò parecchi consensi ai democratici quando si andò a votare nel 2013.

L'idea di governare a fianco di Matteo Salvini ovviamente non piace e per questo i democratici insistono sulla necessità di lavorare "a tutela della compattezza e della stabilità del governo Draghi". Fino all'ultimo il Pd cercherà di coinvolgere M5s, le prime mosse di Zingaretti hanno dato qualche risultato se si considera che dal "no" iniziale di Vito Crimi il Movimento è passato al "sì, se è un governo politico". E certo un governo che poggia su un nucleo M5s-Leu-Pd, oltre a Iv e Fi, sarebbe politicamente più omogeneo di uno che va dal Pd alla Lega, passando per renziani e berlusconiani e che lascia fuori i 5 stele.

"Ma - spiega un deputato democratico - il punto è che noi sosterremo comunque il governo Draghi, a prescindere da cosa deciderà M5s. Semplicemente, non possiamo fare diversamente. Noi siamo il partito della responsabilità, certo non possiamo non rispondere all'appello di Sergio Mattarella". E dunque, certamente Zingaretti prova a delimitare il campo non mettendo veti sulla Lega ma definendo un perimetro programmatico: appunto l'europeismo, il richiamo alla "esperienza di governo dei mesi passati" che ha evitato "il danno intollerabile e irreaparabile che il nazionalismo avrebbe arrecato all'Italia. Un patrimonio da conservare". E ancora, una riforma del fisco che rafforzi "la progressività", cioè il contrario della Flat tax chiesta da Salvini. Paletti di programma, poco compatibili con le richieste della Lega. Draghi, però, sembra intenzionato a lavorare alla maggioranza più larga possibile e il Pd sarà comunque al suo fianco.