Pd disposto a interloquire con incaricato da Colle ma come minoranza

Elisabetta Graziani
Quirinale - Consultazioni

L'immagine unitaria del Pd che sale a piedi al Colle nella formazione Martina-Delrio-Orfini-Marcucci non tragga in inganno: le voci al suo interno sono ancora molte e talvolta discordi. Se il partito ribadisce al presidente Sergio Mattarella la linea fissata in direzione e nell'assemblea congiunta, cova però sotto le ceneri divergenze di vedute che è prevedibile emergano nell'assemblea nazionale del 21 aprile dove parlerà anche Matteo Renzi. Sul fronte governo, intanto, tutto congelato finché il capo dello Stato non si pronuncerà, probabilmente al termine di questo

secondo giro di consultazioni

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La linea è stata concordata in un incontro al Nazareno prima delle consultazioni. Di fronte all'urgenza imposta dalla Siria è "inaccettabile" per Maurizio Martina qualsiasi rinvio di responsabilità da parte dei vincitori. Stop "tira e molla", stop "beghe e tatticismi" non all'altezza della situazione: il reggente dem chiede a M5S e centrodestra un sussulto di responsabilità. Il Pd, dal proprio canto, "segue tutta l'evoluzione e per come può, nel quadro del suo spazio di lavoro, ed è pronto a "dare una mano, in particolare al presidente della Repubblica", concede Martina. Tradotto: il Partito democratico è disposto a interloquire con chi eventualmente riceverà l'incarico da Sergio Mattarella e a confrontarsi, in Parlamento, se dovesse formarsi un governo, ma a partire dalla posizione di minoranza. Tutto sta nel vedere come sarà questa interlocuzione.

L'apertura di Dario Franceschini non è la sola posizione 'alternativa' all'interno dei Dem, per Matteo Richetti quello che sta succedendo in Siria tra Usa e Russia "potrebbe rafforzare l'idea di una soluzione di responsabilità e di una soluzione che tolga in tempi brevissimi dall'incertezza questo Paese" senza aprire però a "soluzioni di incoerenza politica", quindi no a Cinquestelle e Lega. Congelata, per ora, anche l'ipotesi di un ruolo del Pd in un eventuale governo di responsabilità. Martina, così come i renziani, ha di fronte agli occhi le intese istituzionali tra M5S e Lega che sembrano preludere a un accordo politico, per questo non ci stanno a venire tirati per la giacchetta.

Il presidente del Pd Matteo Orfini poco dopo il colloquio con il capo dello Stato allo Studio della Vetrata significativamente ritwitta un articolo di Left Wing intitolato 'La maggioranza autoritaria' in cui si sostiene che "una maggioranza in questo paese esiste già" ed è "solida, stabile, contraria a ogni beneficio penitenziario per i detenuti, indifferente alla separazione dei poteri (e quindi alla Costituzione), ostile alla libertà del mandato parlamentare (e quindi alla Costituzione), che inneggia ogni giorno a una Costituzione scritta dai partiti antifascisti ma ha un'idea dello stato assai più simile a quella del regime precedente".

Nell'attesa che chi ha vinto il 4 marzo sciolga i nodi, continua il valzer su segretario e congresso. "A Maurizio (Martina) dico: armiamoci di buonsenso, ragioniamo. Ma non faccia strappi, né fughe in avanti", dichiara il capogruppo dei senatori Andrea Marcucci. L'ultima ipotesi è che Martina possa essere eletto segretario 'a tempo' nell'assemblea del 21 aprile, dove Renzi ha la maggioranza, a patto che accetti di avviare congresso con primarie. Per i tempi, l'ipotesi più accreditata è che si faccia il congresso entro fine anno con primarie prima delle elezioni Europee. Il Pd vuole scongiurare di dare un'immagine scissa di sé all'appuntamento del 21 aprile, mentre l'Italia si trova nel mezzo di una crisi internazionale e con un governo forse ancora retto da Paolo Gentiloni. Per questa ragione è possibile che fra otto giorni la scelta non sarà 'o Martina o congresso', ma una via di mezzo accettabile per tutti.