Pd, Giachetti: chi oggi piange ha lavorato per scissione Renzi

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Roma, 17 set. (askanews) - "La scissione non nasce oggi. E molti di quelli che oggi piangono hanno lavorato strenuamente perché accadesse". Lo ha detto Robetto Giachetti, indicato tra i deputati che seguiranno Matteo Renzi fuori dal Pd, ai microfoni di Circo Massimo su Radio Capital.

"La strutturale modifica dello statuto che si sta operando, figlia del risultato congressuale, è la trasformazione e lo snaturamento del Pd. Quando si immagina di non fare più le primarie, quando si pensa che non c'è più la coincidenza fra segretario e candidato premier - osserva - significa che si cambia radicalmente il Pd. E quando dal punto di vista politico nella nuova segreteria si fa la scelta di mettere a responsabile del lavoro chi rinnega le riforme di Renzi e alle riforme chi ha fatto i comitati per il no, è chiaro che sono tutti segnali che ti spingono a dire che non ce n'è più".

"Io faccio parte della minoranza - prosegue Giachetti - e non bisogna paragonare quello che ha fatto la minoranza in questi mesi a quello che ha fatto la minoranza a Renzi. Io ho fatto una campagna elettorale per le Europee a liste con persone che ci hanno preso a sassate per mesi. Come la capogruppo di Leu, Cecilia Guerra, che era stata rimessa nelle liste dopo tutto quello che era successo. E nonostante ciò io ho fatto campagna elettorale ventre a terra. Da minoranza non mi sono messo a fare le barricate. L'importante per me è essere leali con la comunità. Finché ci sono le condizioni per stare dentro, ci si sta e si rispetta quella comunità; quando non ci sono le condizioni, non si rimane dentro a sfasciare tutto, è molto meglio che le strade si dividano".

"Non è da oggi che Matteo Renzi e alcuni di noi vengono considerati un corpo estraneo all'interno del Pd - insiste Giachetti- c'è stata una piccola pausa quando siamo stati in segreteria, ma sono in questo partito da dieci anni e già prima non mi consideravano omogeneo dal punto di vista culturale". Secondo il deputato dem "il centrosinistra ha un problema, e si è accentuato adesso che la guida del Pd è stata presa da chi ha vinto legittimamente le primarie: noi non parliamo a un mondo che bisogna ricoinvolgere se vogliamo tornare al governo e avere la maggioranza in questo Paese. È un mondo che non è voluto andare con Salvini e che non vuole venire neanche con noi. Noi abbiamo un partito bloccato al 20% nonostante quello che è stato fatto. Siamo riusciti a parlare con quel mondo in due occasioni, alle Europee del 2014 e al referendum del 2016. Se non riusciamo a parlarci più da tempo e le nostre percentuali sono quelle, non è un problema da poco per il centrosinistra. Serve qualcuno che ci parli".

Giachetti apre le porte del nuovo partito "a tutti, anche ai fuori usciti di Forza Italia. E anche della Lega, se arrivassero. Se scelgono di stare su una linea politica di un certo tipo, va benissimo che ci stiano tutti". E al governo Conte assicura "sostegno leale, non cambia niente".