Pd cerca rilancio dopo batosta in Sicilia: e la leadership di Renzi traballa

Napoli, conferenza programmatica Italia 2020 del Partito Democratico

La batosta del voto in Sicilia, apre la discussione sulla leadership di Matteo Renzi. Se Luigi di Maio già la dà per spacciata, e per questo si ritira dal confronto a due che lui stesso aveva proposto all'ex premier, all'interno del Pd si difende il segretario, anche se qualcuno pensa ad un'alternativa.

"Se il Pd è isolato - è la linea di Andrea Orlando - va incontro alla disfatta. Bisogna ridiscutere perimetro programma e leadership", magari mettendo in campo quel valore aggiunto rappresentato in questo momento da Paolo Gentiloni. Della stessa idea anche il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato: "Il fatto che tutti identifichino Renzi come avversario dimostra che il suo ruolo non è in discussione". Ma per quanto riguarda la leadership del centrosinistra, "abbiamo Gentiloni, è a Palazzo Chigi ed è un nome spendibile. Quello che è certo è che abbiamo bisogno di un'alleanza ampia, molto ampia, con un programma concordato".

Giuliano Pisapia ha incontrato a palazzo Giustiniani il presidente del Senato Pietro Grasso. Al centro del faccia a faccia, in agenda da tempo, viene sottolineato, l'esito delle elezioni siciliane e le condizioni del Paese. Per Campo progressista quella siciliana "è una disfatta", in cui "sinistra e centrosinistra sono rimasti fuori dalla partita, spettatori ininfluenti". Ecco perché, viene sottolineato, "è indispensabile un centrosinistra diverso e innovativo, improntato sulla discontinuità rispetto alle politiche condotte fino a oggi dal Pd". Anche Pierluigi Bersani punta sul presidente di palazzo Madama: "Noi non tiriamo per la giacchetta nessuno, ma per il nostro profilo civico e di sinistra Grasso ci sta da Dio". 

Arturo Parisi, il politico che ha inventato l'Ulivo, spiega che se in Sicilia "il campo di centrosinistra si fosse presentato unito attorno ad una candidatura comune puntando al primato oggi i commenti sarebbero stati ben diversi. La disfatta, il disfacimento del centrosinistra, non è l'effetto ma la causa del voto". Parisi non nega le responsabilità di Renzi: "Mi pare che a riconoscerle sia stato lui stesso. Da subito e senza esitazione. Anche se molti renzisti pretenderebbero di attribuire la colpa agli avversari che, rifiutandosi di cooperare alla sua vittoria, lo hanno sconfitto". Detto questo Parisi è netto: "La leadership di Renzi non ha alternative". 

 

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