Pd-M5s esultano per l'intesa sul salario minimo in Ue, freddo il centrodestra

OLE SPATA / DPA / DPA PICTURE-ALLIANCE VIA AFP

AGI - Un indirizzo non vincolante, specie in un paese come l'Italia in cui i contratti collettivi sono diffusissimi. E tuttavia l'accordo sul salario minimo in Europa è salutato anche da Roma come una conquista importante e un passo verso una maggiore giustizia sociale.

L'accordo tra il Consiglio e il Parlamento europeo prevede in particolare che, laddove il tasso di copertura della contrattazione collettiva sia inferiore a una soglia dell'80%, gli Stati membri dovrebbero stabilire un piano d'azione per promuovere la contrattazione collettiva. Il piano d'azione dovrebbe stabilire una tempistica chiara e misure concrete per aumentare progressivamente il tasso di copertura della contrattazione collettiva.

Dunque, come spiega il ministro Giancarlo Giorgetti, l'accordo raggiunto sulla direttiva Ue per il salario minimo "lascia grandi margini ai Paesi membri per declinare questo principio in base alla realtà e alle caratteristiche di ogni Paese".

L'Italia, continua il titolare dello Sviluppo economico. "ha una contrattazione molto avanzata, anche di secondo livello, quindi in qualche modo questo strumento non deve penalizzare delle forme che abbiamo sperimentato con successo".

Questo non vuol dire che il salario minimo sia inutile in Italia: "In alcuni settori probabilmente serve, in tanti settori invece credo che l'attuale contrattazione garantisca già oggi degli stipendi superiori a quelli del salario minimo", aggiunge Giorgetti. Matteo Salvini si limita a ribadire che per La Lega "la priorità è abbassare le tasse a chi crea lavoro, per potere aumentare gli stipendi ai lavoratori. Non puoi garantire stipendi col 60 per cento di tasse. Noi siamo per tasse minime".

I primi ad esultare sono i Cinque Stelle che rivendicano, con Giuseppe Conte, di "portare avanti questa battaglia da anni" e avvertono: "Non ci sono più scuse per nessuno: approviamo subito la nostra proposta, eliminiamo la vergogna degli stipendi da fame per milioni di lavoratori".

Il commissario europeo al Lavoro, Nicolas Schmit, spiega però che quello siglato nella notte è "un contributo al dibattito" dicendosi "fiducioso che i partner sociali italiani arriveranno a un buon accordo per rafforzare la contrattazione collettiva, in particolare per quelli non molto protetti, ed eventualmente giungere alla conclusione che potrebbe essere importante introdurre un sistema di salario minimo in Italia. Ma questo spetta al Governo italiano e alle parti sociali italiane". Nessun vincolo, dunque, ma il segnale arrivato da Bruxelles sembra aprire la strada al salario minimo nel nostro paese.

"Passo dopo passo si delinea il pilastro sociale dell'Unione europea. Il salario minimo è un tassello necessario per affrontare le transizioni e garantire dignità del lavoro. Ora spetta a noi recepire al meglio la direttiva in Italia", sottolinea il sottosegretario di Stato agli Affari Europei, Enzo Amendola. Per il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, l'accordo sul salario minimo "apre una prospettiva per contrastare il lavoro povero e per dare a tutti i lavoratori un salario dignitoso. L'Italia si è battuta per questo importante risultato che estende tutele e diritti ai lavoratori europei. Un passo importante per concretizzare l'Europa sociale e del lavoro".

Per il vice segretario Pd, Peppe Provenzano, l'Italia "fondata sul lavoro, non può rimanere indietro" rispetto all'Europa.
Più cauta la reazione di Liberi e Uguali che, con il deputato Stefano Fassina, sottolinea che il salario minimo "va attuato senza attendere l'approvazione della Direttiva europea, peraltro non vincolante per gli Stati", ma esso "non risolve il dramma del lavoro povero e delle adeguate e dignitose condizioni di milioni di lavoratrici e lavoratori italiani", prosegue Fassina.

"Attenzione a non fare del salario minimo una trappola liberista per minare la sindacalizzazione e svuotare la contrattazione collettiva. È un passo nella giusta direzione. Ma soltanto un passo e va connesso ai contratti nazionali più rilevanti", avverte l'esponente di Leu. Anche per questa ragione, il capogruppo di Leu, Federico Fornaro, aggancia l'introduzione del salario minimo in Italia a una nuova legge sulla rappresentanza sindacale: "L'introduzione del salario minimo e una legge sulla rappresentanza per disboscare la giungla dei contratti pirata non sono più rinviabili. Sono due strumenti, su cui il Governo deve ricercare un'intesa con i sindacati, che darebbero una risposta concreta a milioni di lavoratori e lavoratrici". Nessun tentennamento da Sinistra Italiana che, con il segretario Nicola Fratoianni, ricorda: "In Parlamento c'è la nostra proposta di legge per introdurre un salario minimo di almeno 10 euro l'ora, che si adegui nel tempo al costo della vita, a partire dalla contrattazione collettiva dei sindacati più rappresentativi".

Di segno opposto la reazione che arriva da Forza Italia. Per la presidente dei senatori azzurri, Anna Maria Bernini, “le retribuzioni in Italia sono rimaste basse perché sono mancate crescita e produttività, e su questi fattori bisogna lavorare, tagliando il cuneo fiscale e non introducendo il salario minimo per legge".

Cauta anche Italia Viva: “Il tema del salario minimo è sacrosanto, è il sussidio legato al non lavoro che è preoccupante: tutti gli strumenti per persone che non possono lavorare e sono povere vanno, non solo mantenuti, ma implementati. Il tema è quando vanno a persone che possono lavorare. Non si può stare a casa retribuiti dallo Stato se si può lavorare, ma fin quando metà della busta paga va in tasse e non al lavoratore non se ne esce".

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