Pd, Morani: giusto ripensare partito, allargare campo

Pol/Vep

Roma, 12 gen. (askanews) - "In un momento di grandi trasformazioni politiche non possiamo rimanere indifferenti a movimenti come quello delle Sardine e altri che stanno nascendo nel centrosinistra. Per cui l'idea di volersi mettere in discussione e di ripartire con una rielaborazione che possa allargare il campo del partito è condivisibile". Lo afferma Alessia Morani (Pd), sottosegretaria al Mise, commentando, in una intervista al 'Resto del Carlino' delle Marche, l'idea di un nuovo partito lanciata da Zingaretti.

"Il movimento delle Sardine - prosegue la Morani - ha una caratteristica particolare rispetto al passato. Noi siamo abituati, a partire dal Vaffa Day, a movimenti che hanno fatto antipolitica per poi trasformasi in partiti, mentre quello delle Sardine è un movimento che chiede buona politica. Differente anche rispetto a movimenti passati di sinistra, dai Girotondi al popolo viola, perché nasce in antitesi a Salvini e alle sue politiche. Per cui offrirgli una piattaforma programmatica e politica credo che sia necessario e anche utile nel campo progressista".

Secondo la sottosegretaria, "le ragioni fondative del Pd ci sono ancora tutte, cioè la necessità di avere un grande partito riformista che facesse la sintesi del pensiero cattolico, comunista, socialista e liberale. La necessità ora di aprire le porte del partito è dovuta alle trasformazioni economiche e sociali intervenute in questi anni. Credo sia un percorso naturale". Se Zingaretti debba restare o meno segretario dopo il congresso, per la Morani, "è prematuro dirlo adesso. Io faccio parte di una corrente del Pd, Base riformista, che porterà le sue idee e le sue istanze al congresso e non è escluso che proporrà una candidatura sua. Ma è prematuro dirlo adesso". Così come non è il momento di pensare al cambiamento del nome: "E' l'ultima cosa a cui dobbiamo pensare, ma se sarà necessario per coinvolgere forze politiche che oggi non stanno nel Pd e che guardano al campo progressista, allora il nome non sarà un tabù. Se anche dovessimo chiamarci Democratici italiani potrebbe essere un buon nome".

Il punto è che il nuovo partito deve partire "dal bisogno delle persone. Oggi siamo di fronte a tanti cambiamenti: l'invecchiamento delle persone, la denatalità, le trasformazioni nel mondo del lavoro. Dobbiamo ripartire dal bisogno, e unirlo ad un'idea di crescita e di sviluppo sostenibile, che metta al centro l'istruzione e la formazione e le politiche cosiddette green".