Pd, Romano: scissione errore, si indebolisce agenda riformista

Pol/Vep

Roma, 17 set. (askanews) - "Colpisce la leggerezza con cui si teorizza la scissione consensuale rispetto alla sfida che attende la sinistra italiana. E la scissione è un grave errore, che rischia di indebolire (insieme alla svolta verso il proporzionale) quell'agenda riformista e innovatrice che il Pd deve realizzare oggi dentro l'alleanza forzata con M5s". Lo scrive Andrea Romano, deputato del Pd, in un lungo articolo pubblicato oggi sul Foglio.

"Affinché la convivenza tra Pd e M5s sia utile al futuro dell'Italia, e non solo a rispondere all'emergenza Salvini, serve che l'agenda liberale e riformista non sia "privatizzata" e ricondotta alla condizione orgogliosamente minoritaria nella quale si è quasi sempre trovata nella storia della sinistra italiana - osserva -. E serve dunque che il Pd conservi quella pluralità di culture, sensibilità e radicamenti che ne hanno permesso la sopravvivenza dentro la crisi più grave della sinistra europea: perché chi rinuncia alla ricchezza della propria cultura politica, e agli strumenti che le danno forza, prima o poi ne paga il prezzo. Insieme a questo va respinta la tentazione a rinchiudersi dentro una rappresentazione angusta e sostanzialmente corporativa della sinistra, consegnando stabilmente ai Cinque Stelle e al loro disinvolto uso delle alleanze il controllo della strategia politica di lungo periodo. Così com'è facile immaginare che un quadro proporzionale ma privo dei partiti forti della Prima Repubblica aprirebbe la strada a dinamiche interne dominate dalla tattica e a navigazioni parlamentari ispirate al più corsaro degli stili, con l'effetto di indebolire ancora di più le istituzioni della democrazia rappresentativa di fronte ad una narrazione antipolitica che si avvia ad essere potenziata dal nuovo quadro di governo".

"Anche per questo il Partito Democratico dovrebbe riflettere con molta attenzione - e senza dare niente per scontato - sull'opportunità, i tempi e le modalità di una svolta in senso proporzionale mentre la destra rilancia sul campo la propria vocazione maggioritaria. E dovrebbe farlo proprio ora che ha l'urgenza di legittimare una nuova maggioranza politica di fronte all'opinione pubblica, con tutta la cautela e la credibilità necessarie. Mentre il paese rischia di conoscere una recrudescenza dell'identitarismo settario e una crescita dell'astensionismo".