Pd, Zanda: scissioni non portano fortuna, elettori non capirebbero

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Roma, 16 set. (askanews) - "Fino all'ultimo dobbiamo sperare che la scissione sia solo un brutto sogno", premette Luigi Zanda, senatore e tesoriere del Pd in un'intervista a Repubblica. "Però", aggiunge subito dopo, "non si può neanche continuare a parlarne su giornali e tv senza chiarirne il significato, senza chiudere con una decisione, in un senso o nell'altro".

"Questa minaccia incombente condanna il governo, e di conseguenza il Paese, a restare sospesi nel limbo: in una situazione di incertezza che fa male a entrambi. Col rischio concreto che la destra autoritaria ed eversiva di Salvini rialzi la testa. Ecco perché adesso spero in un sussulto di responsabilità da parte di Renzi - Spiega Zanda -: rompere il Pd significa indebolire sia il Conte Due sia la maggioranza, costretta a tenere conto di un altro interlocutore e di nuovi equilibri. Si inserirebbe un elemento di instabilità di cui in questa fase non si sente il bisogno".

Renzi "è sempre stato convinto che fosse necessario attirare i voti della destra. Lo pensava e lo diceva, sebbene in modo diverso, anche da segretario del Pd. Io naturalmente gli faccio i miei auguri, ma non credo proprio che oggi chi si considera berlusconiano, o sostiene Salvini, o fa il tifo per la Meloni possa facilmente trasformarsi in renziano", osserva.

"La verità è che le scissioni non portano mai fortuna. Né a chi le subisce, né soprattutto a chi le vuole, le cerca e le realizza. Non ho mai visto una sola formazione politica nata da uno scisma avere successo nelle urne. Gli elettori pretendono stabilità e affidabilità - prosegue Zanda -. E non considerano certamente affidabile chi per anni ha militato in un grande partito e poi lo abbandona, all'apparenza senza una valida motivazione ideale, per farne uno più piccolo, identitario".

"Non è uno scandalo ma un fatto politico molto grave sì. Non credo che nel Pd siano in tanti ad augurarselo. Anche perché ancora nessuno ha capito davvero perché Renzi dovrebbe rompere: lui è già nel governo, ha contribuito a crearlo, ha indicato ministri e sottosegretari. Non c'è nessuna motivazione ideale, una scissione rischia di risultare incomprensibile", conclude l'esponente dem.