**Pd: Zannola, 'cambi passo ma anche registi e interpreti, le energie giovani ci sono'**

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Roma, 31 ott (Adnkronos) – "C'è una generazione, dai 20 ai 40enni, che sente la responsabilità di spronare il Pd e guidare una nuova fase costituente. Il partito deve valutare il fatto che le energie sane, belle e positive le ha in casa e che in questi anni le ha messe un po' da parte". Giovanni Zannola, classe 1983, presidente della commissione Mobilità in Campidoglio, ha partecipato all'assemblea 'Coraggio Pd' promossa da un gruppo di giovani dem: "Una giornata positiva, mille partecipanti. Ci siamo posti il tema di come restituire al Pd una funzione", dice.

Per fare una sintesi dell'evento, è troppo forte dire che la vecchia classe dirigente dem deve farsi da parte? "Se cambiano gli attori ma non i registi, tutto resta come prima. E il Pd non ha bisogno di un maquillage -replica Zannola all'Adnkronos-. Da un lato ci deve essere il coraggio di una generazione di non farsi più scegliere ma di scegliere. Dall'altro, chi ha guidato negli ultimi 15 anni il partito deve fare un atto di generosità e mettersi a dare una mano per la ricostruzione. C'è bisogno di un cambio di passo e gli interpreti devono essere volti nuovi. Se no, non sei credibile".

Il percorso congressuale individuato nell'ultima Direzione aiuta questo cambio di passo? "Dentro quel percorso, che è parzialmente utile, non c'è fino in fondo lo sforzo di comprendere il ruolo del Pd -sottolinea Zannola-. Deve essere chiaro il merito di questo percorso: qual è il corpo sociale a cui vuole parlare il Pd? Come intende riorganizzare la forma partito? Come si cancellano le correnti balcanizzate? Qual è, in dettaglio, il progetto alternativo di Italia che ha in mente? O scegliamo tra queste cose o, se la discussione è solo aggiungiamo 'socialista' o 'liberale' al nome o troviamo un leader che può far prendere un 2% in più alle prossime elezioni, il rischio è quello di fare un Congresso un ceto politico si riorganizza e poi si torna da capo". (segue)

(Adnkronos) – Come giudica la moltiplicazione delle candidature alla segreteria? "Oggi ognuno di noi può dire Bonaccini, Nardella, Schlein; può dare un giudizio su cosa rappresentano. Ma se poi non cambia la radice del Pd rischiamo di incappare sempre nello stesso errore. Abbiamo cambiato 9 segretari, ogni volta che le cose vanno male cambiamo il segretario. Come le squadre di calcio, che cambiamo allenatore dopo qualche sconfitta. Ma se prendi Mourinho e la squadra resta la stessa a fine campionato puoi fare solo due o tre punti in più".

In questo quadro, come si prospetta il lavoro di opposizione che attende il Pd? "Noi abbiamo due nemici. Il primo è la fragilità della nostra azione politica, c'è un segretario dimissionario, che in questi mesi ha provato a tenere la barra dritta riuscendoci anche bene. Il secondo è l'impossibilita di costruire un fronte comune. Sono due condizioni che rendono fragile la nostra opposizione. Perchè va bene dire che il governo è di destra, ma se non costruiamo una idea di Paese alternativo a quello della Meloni restiamo su una linea evocativa del passato che le persone non comprendono".