Pechino: Taiwan è Cina, che senso ha temere un'”invasione”?

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Roma, 28 apr. (askanews) - La terminologia conta. L'ha spiegato la Russia, che chiama "operazione militare speciale" l'invasione dell'Ucraina. E ora si aggiunge anche la Cina, che mette in discussione l'espressione "invasione" in merito a un'eventuale presa di Taiwan. L'isola - spiega Pechino per bocca del portavoce del ministero degli Esteri Wang Wenbin - è parte integrante della Cina, quindi "che senso ha parlare d'invasione"?

"Gli Stati uniti hanno riconosciuto la Repubblica popolare cinese come unico governo legale della Cina e hanno ammesso la posizione nazionale cinese che non c'è che una Cina e che Taiwan è parte della Cina", ha affermato Wang nella sua odierna conferenza stampa. Quindi, ne consegue, che se Taiwan è parte della Cina, come si potrebbe mai parlare di "invasione" se Pechino invadesse Taiwan?

Il riferimento è ai tre comunicati congiunti firmati da Usa e Cina tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80 del secolo scorso, quando gli Stati uniti riconobbero il principio dell'"Unica Cina". Si tratta però dell'interpretazione di Pechino del principio, perché gli Stati uniti - dal canto loro - interpretano quei documenti non come un riconoscimento della sovranità della Cina popolare su Taiwan. Il principio dell'"Unica Cina", visto da Washington, non precisa insomma quale sia l'"Unica Cina".

Wang ha voluto rispondere al segretario di Stato Usa Antony Blinken, il quale ha detto di fronte al Comitato relazioni internazionali del Senato che Washington continuerà ad aiutare Taiwan a rafforzare le sua capacità di difesa per respingere un'eventuale invasione da parte di Pechino, che a Taipei è vista con particolare ansia in questo momento, vista al'esperienza dell'attacco russo all'Ucraina.

Questo mese gli Usa hanno approvato una nuova fornitura di armi, missili Patriot per 95 milioni di dollari, e sono in ballo altre consegne per un valore di oltre 850 milioni di dollari.

Per Washington, e non solo, la difesa di Taiwan è strategiva non solo per motivi geopolitici, ma anche economici. In un momento di crisi di fornitura dei chip, l'isola è il principale centro di produzione globale di semiconduttori. Lo stesso Blinken l'ha ricordato nel suo intervento.

Ma, dal punto di vista di Pechino, la presenza di Taiwan come provincia ribelle resta una ferita all'identità: come se l'unificazione non fosse stata completata. "Gli Usa - ha detto Wang - non dovrebbero sottovalutare la forte risolutezza, la determinazione e la capacità di 1,4 miliardi di cinesi nel difendere la propria sovranità nazionale e integrità territoriale".

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