Pecoraro: crisi clima, energia e sociale non ammettono vuoto potere

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Roma, 16 lug. (askanews) - Alfonso Pecoraro Scanio presidente della fondazione Univerde è stato più volte ministro e ha più volte rilanciato il tema della grave emergenza climatica e energetica.

D. La crisi di governo si somma ad altre crisi in atto. Quale è la sua valutazione? R. Oggi in molte regioni siamo oltre i 40 gradi nell'estate più torrida del secolo. La siccità peggiora, piangiamo i morti per slavine ed eventi estremi, la Coldiretti denuncia la perdita di un terzo delle produzioni agricole, vanno a fuoco migliaia di ettari di boschi. A questa emergenza si aggiungono, sempre più drammatiche quella energetica e sociale con costi economici fuori controllo. Di fronte a questo il premier Draghi si dimette nonostante abbia ricevuto la fiducia da un'ampia maggioranza in parlamento. Spero questo serva per riprendere con più dialogo un'azione di governo altrimenti sembrerebbe una fuga dalle responsabilità, una cosa davvero incomprensibile per la storia dell'ex presidente della Bce che affrontò con energia la crisi dell'euro.

D. Ma se invece Draghi confermasse le dimissioni? Unica strada sarà il voto? R. Votare è sempre un grande esercizio democratico ma non è un caso che avvenga quasi ovunque alle scadenze regolari. E di fronte alle crisi in atto cui si sommano il dramma della guerra, l'allarme recessione e la ripresa della diffusione della pandemia sembra pura follia rischiare perfino l'esercizio provvisorio di bilancio per un un blocco fino a Natale dell'azione di governo tra campagna elettorale, voto, insediamento del nuovo parlamento e nuovo governo. Tutto ciò pur sapendo che a Pasqua si andrebbe comunque al voto a scadenza naturale. Risulta surreale che i tanti che lanciano l'allarme del rischio di un inverno al freddo e al buio non insorgano contro un vuoto di potere intollerabile in questo contesto nazionale e internazionale.

D. Allora serve un altro premier? R. Se Draghi insistesse nelle dimissioni nonostante l'evidente possibilità di proseguire nel lavoro sarà il presidente della Repubblica a valutare una nuova soluzione che non lasci il Paese allo sbando. Abbiamo persone di grande qualità abituate a gestire con efficacia e capacità di dialogo le emergenze. Penso a figure come Giovanni Legnini commissario alla ricostruzione nelle aree terremotate che, operando con efficacia e con esponenti di tutte le aree politiche, riscuote un apprezzamento unanime per i risultati concreti ottenuti. L'Italia può contare su persone di grande capacità e può e deve evitare una paralisi istituzionale di cui pagherebbero il conto più salato proprio i cittadini più deboli e un territorio reso ancora più fragile dalla crisi climatica in atto.

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