Peculato, Paolo Romani indagato a Monza

(Adnkronos) - Paolo Romani, senatore di Italia al Centro, è indagato dalla procura di Monza per peculato insieme all'imprenditore Domenico Pedico. Avrebbe sottratto dalle casse di Forza Italia, suo ex partito oltre 350mila euro, dall'aprile 2015 al febbraio 2018. Avendo accesso al conto corrente di Palazzo Madama intestato al gruppo parlamentare di Fi, alimentato con somme provenienti dalla dotazione del Senato per il finanziamento pubblico dei gruppi parlamentari relativo alla XVI legislatura, si sarebbe appropriato di 83 mila euro, prelevati con quattro assegni e versati sul conto personale.

Un presunto illecito che avrebbe ripetuto altre due volte: in un caso la somma contestata è 180.500 euro, versati a Pedico (15 mila euro) e 165.500 a favore della Cartongrafd&Ksrl, riferibile allo stesso imprenditore, "con successiva quasi integrale ed immediata restituzione dei relativi importi a Romani". Inoltre il senatore avrebbe intascato 95.348,31 euro "corrispondendoli a molteplici soggetti per finalità estranee a quelle indicate nel regolamento del Senato mediante assegni emessi in relazione ad interessi personali".

Assistito dagli avvocati Giammarco Brenelli e Daniele Benedini e convocato in procura lo scorso 8 luglio, Romani non ha risposto alle domande del sostituto procuratore di Monza Franca Macchia ma ha consegnato una memoria e rilasciato delle dichiarazioni spontanee sostenendo di aver agito "in buona fede nella convinzione di utilizzare somme che erano nella mia personale disponibilità, infatti utilizzai assegni quindi pagamenti tracciabili. Riconosco che da un punto di vista di estetica istituzionale si trattò di operazione non elegante ma comunque attuata in buona fede e mi dichiaro disponibile a mettere a disposizione dette somme".

Tema della difesa è la illegittimità dell'utilizzo delle somme. "Nell'attività di gestione di tali fondi vi erano buoni motivi, con fondamento nel diritto civile e nel diritto parlamentare e in precise sentenze della magistratura su episodi precedenti che giustificavano un utilizzo discrezionale dei fondi nell'ambito del vuoto legislativo che ha preceduto la regolamentazione dei fondi dei gruppi da parte del Senato stesso", sostengono i difensori.

Tra il 2012 e l'inizio del 2013, spiega Romani al pm "Mi trovai per circa un anno e mezzo ad affrontare spese di pertinenza del partito con risorse personali. Dopo un certo periodo decisi di rimborsarmi le somme erogate essendomi informato sulla possibilità di utilizzare risorse pregresse a disposizione del gruppo delle quali mi era stato detto che non vi era alcun obbligo né di rendicontazione, né di restituzione". Quando il direttore della banca "mi fece presente che non era elegante fare degli assegni personali per un rimborso diretto dal conto del Senato e questo mi indusse a rivolgermi a Domenico Pedico con il quale avevo rapporti risalenti per comuni attività imprenditoriali".

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