Pediatria: Sip, in Italia aumenta il fenomeno delle 'baby gang'

Roma, 11 mag. (Adnkronos Salute) - Hanno tra i 7 e i 14 anni e vivono in zone periferiche della città, dove passano gran parte della giornata. Non praticano sport e sono prevalentemente di sesso maschile. Questo l'identikit dei ragazzi delle 'baby gang', tracciato al 68esimo congresso nazionale della Società italiana di pediatria (Sip), che si chiude oggi a Roma. Il fenomeno, sostengono gli esperti, è in aumento e rappresenta l'evoluzione negativa del bullismo.

Il membro di una 'baby gang', nella maggior parte delle volte, vive in condizioni familiari e socio-educative critiche, ma non sempre: a volte sceglie il sostegno del 'gruppo' solo per aumentare il proprio status, il prestigio o i vantaggi economici. Sono i nuovi bulli, quelli che espandono il raggio d'azione dai compagni di scuola alle strade, prendendo di mira altri ragazzini ma anche adulti, anziani, disabili, soggetti percepiti come più deboli.

"Sono in maggioranza ragazzi - spiega Luca Bernardo, consigliere nazionale Sip ed esperto di tematiche giovanili - anche se non si esclude la partecipazione di ragazze". I reati più comuni: fermare ragazzi che girano in scooter e sottrargli il cellulare o l'iPod, gli occhiali griffati o altri oggetti alla moda come giacche o scarpe, minacciandoli con un coltellino.

Roma e il Lazio sono i luoghi in cui si registra il numero più alto di atti di violenza commessi da adolescenti. Secondo un recente rapporto del Centro per i diritti del cittadino, nella Capitale i piccoli criminali sono principalmente di nazionalità italiana mentre nel Nord Italia le baby gang sono formate maggiormente da gruppi sudamericani. Anche in altre città del Nord, come Genova e Torino, ci sono gang latine. Nel Sud Italia, invece, il modello da seguire è quello del boss mafioso o camorrista.

Le statistiche indicano più di 44.000 atti vandalici in due anni nelle cabine telefoniche, 2.530 negli autobus d'otto città nel 1999: 3.5 miliardi di danni subiti ogni anno alle Ferrovie dello Stato. Ovviamente non tutti sono riconducili alle bande di bulli, ma sono comunque reati ascrivibili ad un vandalismo piuttosto tipico dell'età adolescenziale.

"Ci sono diverse teorie sull'origine di questo fenomeno - conclude Bernardo - alcuni sostengono che sia fondamentale il contesto familiare ed ambientale, mentre altri indicano le cause nell'incapacità di interiorizzare valori morali e reagire alle frustrazioni, la cui conseguenza è l'aggressività cieca rivolta verso i soggetti più deboli".

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