Pediatria: studio italiano, bebe' prematuri meno stressati se si cura benessere

Milano, 26 apr. (Adnkronos Salute) - Il calore di mamma e papà, vicini al loro bebè il più possibile, la marsupio-terapia e il rispetto del sonno, ma anche l'attenzione al dolore e la riduzione al minimo di interventi fastidiosi su un corpicino già provato da una nascita troppo prematura. E' così che si riduce lo stress nei neonati pre-termine. Piccoli che dopo il primo respiro devono subito cominciare a lottare per la vita. Per loro i giorni da passare in ospedale sono tanti e la quotidianità fatta di prelievi, sondini e drenaggi, è pesante da sopportare. Ecco perché un gruppo di esperti italiani ha deciso di indagare sugli effetti delle cosiddette Developmental Care, pratiche non strettamente medico-cliniche focalizzate a favorire il benessere globale del bambino e la qualità dello scambio con l'ambiente durante il ricovero in una terapia intensiva neonatale.

Nel 2006, dalla collaborazione tra un gruppo di enti (Irccs Medea - La nostra famiglia, aziende ospedaliere di Lecco e Varese e università Bocconi) è nato uno studio multicentrico, intitolato 'Neo-acqua' (Neonatal adequate care for quality of life). I primi risultati della lunga ricerca che ha coinvolto 25 terapie intensive neonatali (Tin) della Penisola sono stati appena pubblicati sulla rivista 'Pediatrics'. Protagonisti dello studio 178 bambini, tutti nati fortemente pretermine, ovvero prima della 29esima settimana di età gestazionale o con un peso alla nascita molto basso (meno di 1.500 grammi), ma senza complicazioni cliniche significative.

Gli scienziati si sono chiesti quali sono le conseguenze della lunga ospedalizzazione su questi bebè. Spesso, spiegano in una nota, l'urgenza medica e la priorità data alla sopravvivenza del bambino sovrastano infatti l'importanza del suo benessere psichico. Per non parlare del fatto che durante il ricovero i nati prematuri devono subire interventi dolorosi e manovre invasive. Per limitarne l'impatto, in molte terapie intensive neonatali si è cominciato a dedicare attenzione alle Developmental Care. Tuttavia nelle strutture italiane, sottolineano i ricercatori, si registra grande disomogeneità e mancano studi che documentino in che misura la qualità di queste cure possa influenzare lo sviluppo neurocomportamentale del bambino.

I ricercatori hanno messo a punto un questionario per misurare le Developmental care delle 25 Tin italiane. E hanno ottenuto due indici sintetici. Il primo si chiama 'Cura centrata sul bambino' e riguarda la presenza di pratiche utili al benessere del piccolo, come ridurre le stimolazioni tattili disturbanti, favorire la vicinanza dei genitori, permettere loro di trascorrere la notte in reparto e di praticare la marsupio-terapia. Il secondo indice, 'Gestione del dolore', valuta le modalità con cui l'equipe aiuta il bebè ad affrontare le situazioni in cui sperimenterà dolore. Ciascun bimbo è stato valutato attraverso una scala, denominata Nnns (NICU Network Neurobehavioral Scale), che permette di delineare un profilo delle competenze neurocomportamentali, fornendo indicazioni anche sullo stress.

Dallo studio è emerso che i bimbi ricoverati in reparti con un alto livello di 'Cura centrata sul bambino' sono più stabili, presentano alti livelli di attenzione e bassi livelli di eccitabilità e stress. Allo stesso tempo i bebè ricoverati nei reparti con alti livelli di 'Gestione del dolore' sono più attenti e responsivi all'ambiente, meno ipotonici e meno stressati. I dati suggeriscono che "le competenze neurocomportamentali del neonato pretermine sono associate ai livelli di qualità di Developmental care - spiegano i ricercatori - Inoltre, dato che la nascita pretermine continua ad essere un fattore di rischio rilevante con effetti anche a lungo termine sullo sviluppo, si reputa che alti livelli di care possano agire come fattore di protezione".

Lo studio Neo-acqua non si chiude qui: valuterà eventuali effetti benefici della qualità dell'assistenza nei primi 6 anni di vita del bambino. "La ricerca sta andando avanti in una prospettiva longitudinale attraverso controlli periodici fino ai 7 anni d'età, per vedere se nei bimbi seguiti nelle Tin con bassi livelli di Developmental care permangono effetti anche sul lungo termine", spiega Rosario Montirosso, responsabile del Centro 0-3 per lo studio dello sviluppo socio-emozionale del bambino piccolo in condizioni di rischio evolutivo dell'Istituto Medea - Analisi preliminari relative ai 18 mesi d'età segnalano che i bimbi che provengono da Tin con più bassi livelli di Developmental care hanno più difficolta nello sviluppo emotivo-comportamentale".

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