Pensione di invalidit, Consulta: l'incremento scatta a 18 anni

Cro/Ska
·3 minuto per la lettura

Roma, 20 lug. (askanews) - L'importo mensile della pensione di inabilit spettante agli invalidi civili totali, stabilito dall'articolo 12, primo comma, della legge n. 118 del 1971, oggi pari a 286,81 euro, " innegabilmente, e manifestamente, insufficiente" ad assicurare agli interessati il "minimo vitale", ma il suo adeguamento rientra nella discrezionalit del legislatore. Tuttavia, gli invalidi civili totalmente inabili al lavoro hanno diritto al cosiddetto "incremento al milione" della pensione di inabilit (oggi pari a 651,51 euro) fin dal compimento dei 18 anni, senza aspettare i 60. Il requisito anagrafico finora previsto dalla legge irragionevole in quanto "le minorazioni fisio-psichiche, tali da importare un'invalidit totale, non sono diverse nella fase anagrafica compresa tra i diciotto anni (ovvero quando sorge il diritto alla pensione di invalidit) e i cinquantanove, rispetto alla fase che consegue al raggiungimento del sessantesimo anno di et, poich la limitazione discende, a monte, da una condizione patologica intrinseca e non dal fisiologico e sopravvenuto invecchiamento". uno dei passaggi della motivazione della sentenza n. 152 depositata oggi (relatore il Vicepresidente Mario Rosario Morelli) con cui la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimit dell'articolo 38, comma 4, della legge n. 448 del 2001, l dove stabilisce che i benefici incrementativi spettanti agli invalidi civili totali sono concessi ai soggetti di et pari o superiore a 60 anni, anzich ai soggetti di et superiore a 18 (come anticipato con il comunicato stampa del 24 giugno 2020). Nel caso concreto da cui nata la questione di legittimit costituzionale, si trattava di una persona affetta da tetraplegia spastica neonatale, incapace non solo di svolgere i pi elementari atti quotidiani della vita (come lavarsi, vestirsi, alimentarsi), ma anche di comunicare con l'esterno, condizione dipendente dalla menomazione pregressa e non dal superamento di determinate soglie anagrafiche. La sentenza rileva che la maggiore spesa a carico dello Stato, derivante dall'estensione della maggiorazione agli invalidi civili - nel rispetto delle soglie di reddito stabilite dalla legge 448 del 2001 - non viola l'articolo 81 Cost. poich sono in gioco diritti incomprimibili della persona. I vincoli di bilancio, dunque, non possono prevalere. "Ci comporta - ha affermato la Corte - che il legislatore deve provvedere tempestivamente alla copertura degni oneri derivanti dalla pronuncia, nel rispetto del vincolo costituzionale dell'equilibrio di bilancio in senso dinamico (sentenze n. 6 del 2019, n. 10 del 2015, n. 40 del 2014, n. 266 del 2013, n. 250 del 2013, n. 213 del 2008)". Nella prospettiva del "contemperamento dei valori costituzionali", la Corte ha peraltro ritenuto di graduare gli effetti temporali della sua sentenza, facendoli decorrere (solo) dal giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale. Una strada gi seguita in passato, a partire dalla sentenza n. 10 del 2015 (nello stesso senso anche sentenze n. 246 del 2019, n. 74 e n. 71 del 2018). Fu allora precisato che "sono proprio le esigenze dettate dal ragionevole bilanciamento tra i diritti e i principi coinvolti" a determinare la scelta di una tale tecnica decisoria. La quale "risulta, quindi, costituzionalmente necessaria allo scopo di contemperare tutti i principi e i diritti in gioco, [...] garantendo il rispetto dei principi di uguaglianza e di solidariet, che, per il loro carattere fondante, occupano una posizione privilegiata nel bilanciamento con gli altri valori costituzionali (sentenza n. 264 del 2012)". La Corte ha concluso che resta, comunque, ferma la possibilit per il legislatore di rimodulare la disciplina delle misure assistenziali vigenti, purch sia garantita agli invalidi civili totali l'effettivit dei diritti loro riconosciuti dalla Costituzione.