Pensioni, Damiano: partire da 63 anni

Red/Lsa

Roma, 26 gen. (askanews) - "Nell'individuare una soluzione strutturale da introdurre nel sistema pensionistico, il criterio della flessibilità non può trasformarsi nel gioco del lotto". Lo dichiara in una nota Cesare Damiano, dirigente del Partito democratico ed ex ministro del lavoro, in vista del tavoto tra governo e parti sociali, previsto per domani, per superare le rigidità della legge Fprnero e rivedere quota 100. Di fronte alla "girandola di proposte", spiega Damiano "bisognerebbe mettere un po' d'ordine, ricercando una architettura di sistema che duri nel tempo. Il punto da cui partire, è il superamento della legge Monti-Fornero e per farlo bisogna fare i conti con le coperture finanziarie e con le risorse disponibili, che non sono mai molte". Secondo Damiano la proposta "più razionale" è quella di fare riferimento all'età per l'Ape sociale, ossia 63 anni. Quanto agli anni di contributi, l'ex ministro suggerisce di "suddividere la platea dei lavoratori in due parti: la prima, quella di chi svolge lavori usuranti e gravosi. In questo caso dovrebbero bastare, accanto ai 63 anni, i 35 di contributi (Quota 98). Per gli altri lavoratori si potrebbe immaginare un meccanismo di vere Quote: 63 anni e 37 di contributi o 64 con 36 di contributi". Infine, per i lavoratori precoci, conclude Damiano "si dovrebbe fissare il limite dei 41 anni di contributi per andare in pensione, indipendentemente dall'età anagrafica".