Pensioni, governo-sindacati trattano per superare la Fornero

Giuseppe Colombo

Diciamolo chiaramente: per un governo toccare le pensioni significa mettere le mani sui fili dell’alta tensione. C’è il tema del consenso innanzitutto. L’Italia è un Paese che continua a invecchiare e quindi sono sempre più i cittadini - pensionandi o pensionati - che sono interessati da questa dinamica. C’è il tema dei conti pubblici, quindi una spesa da provare a ridimensionare, i vincoli europei. Ognuno di questi temi si porta dietro sensibilità diverse, difficili da incrociare. La prima mossa del governo sulle pensioni è all’insegna della prudenza. C’è un obiettivo di fondo - superare la Fornero, quindi prima in pensione - ma la sostenibilità del progetto è tutta da costruire. Così come l’intesa politica dentro la maggioranza. Per questo l’orizzonte è lungo, è costretto a guardare all’autunno.

Dice questo il primo incontro tra l’esecutivo e i sindacati che si è svolto al ministero del Lavoro. La titolare del dicastero in quota 5 stelle, Nunzia Catalfo, a fare da padrone di casa, la folta squadra del Tesoro con il viceministro Laura Castelli e i sottosegretari, in quota Pd, Antonio Misiani e Pier Paolo Baretta. C’era anche il presidente dell’Inps Pasquale Tridico. Dall’altra parte del tavolo i leader di Cgil, Cisl e Uil e i segretari dei sindacati dei pensionati. Il confronto dura circa due ore ed è durante questo tempo che prende forma la prudenza. Innanzitutto nei tempi. Dice Catalfo che l’obiettivo è introdurre la riforma delle pensioni nella Nota di aggiornamento al Def e dargli poi forma compiuta nella manovra. Ottobre quindi. Non c’è l’urgenza del 2011, quando Elsa Fornero, allora ministra del Lavoro del governo Monti, e il Tesoro scrissero una riforma in venti giorni. E non c’è neppure la necessità elettorale di Matteo Salvini, che ha fatto di quota 100 uno dei cavalli di battaglia del governo con i 5 stelle. Ma il tema della flessibilità in uscita, cioè in soldoni la possibilità di andare in...

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