Per 90% medici reputazione online è 'cattiva' a loro insaputa

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Esiste un altro 'virus' nemico dei medici e degli operatori sanitari che, anche se invisibile, li danneggia parecchio. È la reputazione professionale, si annida sul web e colpisce gran parte degli operatori della sanità. "Ben 9 medici su 10, secondo una recente indagine. E tutto ad insaputa dei medici e dei sanitari stessi. La causa è dovuta al meccanismo stesso che regola il web, un’enorme mole di informazioni immagazzinate su un determinato professionista, nutrite da recensioni degli utenti, da acquisizione di registri pubblici e dati inseriti in maniera più o meno consapevole dai medici stessi". Lo denuncia Consulcesi in una nota. "Internet comunica, ma non cancella ecco perché, molte volte, le informazioni vengono diffuse senza prima essere verificate", avverte Consulcesi, il gruppo che si occupa di formazione e tutela legale per medici e operatori sanitari.

"Anche durante la pandemia, sono molti i medici che si sono trovati ad avere delle recensioni negative sul web", riportano i legali Consulcesi. In alcuni casi, addirittura, "molti professionisti della sanità hanno visto apparire il proprio nome tra le notizie relative ad una causa legale in corso, notizie pubblicate dalla stampa prima della sentenza e mai rimosse anche a fronte di una assoluzione - osserva i legali - È proprio in virtù della difficoltà di mantenere un equilibrio tra privacy e diritto all’informazione che Consulcesi ha istituito il servizio legale 'diritto all’oblio' per la rimozione di contenuti critici, falsi o scorretti che possano compromettere la professionalità dei camici bianchi".

Il diritto all’oblio è il diritto di una persona fisica, non giuridica, ad ottenere la deindicizzazione o la cancellazione di un link relativo alla notizia che la riguarda quando questa non riveste più interesse pubblico, soprattutto a causa del trascorrere del tempo. I dati personali possono essere infatti trattati solo per il tempo necessario a soddisfare lo scopo per il quale sono stati raccolti. Il diritto all’oblio è previsto dall’articolo 17 del Regolamento Ue 679 del 2016 (Gdpr) e nasce come evoluzione del principio sancito dalla sentenza della Corte di Giustizia europea del 13 maggio 2014.

"Il diritto all’oblio non è un diritto assoluto ma deve essere bilanciato con altri interessi in gioco, in particolare con il diritto all’informazione. Dopo un’analisi gratuita dei contenuti, ed una attenta valutazione legale, il team di esperti elimina le notizie false, i commenti ingiuriosi, le informazioni lesive per l’immagine e i dati trattati illecitamente secondo la normativa vigente e il diritto all’oblio riconosciuto dalla Corte di giustizia dell’Unione europea", conclude Consulcesi.

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