"Per avere stabilità è importante lasciar morire quota 100", dice Padoan

alberto ferrigolo

“Come è noto il diavolo si nasconde nei dettagli…” Espressione sibiliina, quella usata da Piercarlo Padoan, ex ministro dell'Economia del governo Renzi, l'ex titolare del dicastero di XX Settembre è tuttavia è “abbastanza fiducioso che ci sia identità di vedute” sul programma da redigere in queste tra pentastellati e piddini. “Le delegazioni ufficiali dei partiti a quel che so stanno lavorando di buona lena” aggiunge nell'intervista a La Stampa. Con una visione strategica “basata sulla crescita sostenibile, verde e inclusiva”.

Tuttavia per l'ex ministro pesa sempre un giudizio “molto negativo su quota 100, che contrariamente a quanto veniva fatto credere non è un meccanismo che crea più occupazione, anzi riduce i posti di lavoro ed è molto costoso”. Come ovviare? Un'idea Padoan ce l'ha: “L'ipotesi di non cancellare quota 100, e lasciarla “morire” alla sua scadenza naturale, darebbe una importante stabilità al programma di governo”.

Sul reddito di cittadinanza, invece, la posizione è leggermente diversa, perché, spiega Padoan, “penso ancora che sia uno strumento che vuole conciliare troppe cose diverse, come l'assistenza ai più deboli e la ricerca attiva del lavoro”. Che però sono due cose “collegate e necessarie”, puntualizza, per una crescita inclusiva e per aumentare l'occupazione, specie quella femminile. Poi aggiunge: “Immagino che si dovrà discutere di altre misure specifiche. Ma questo lo vedremo quando ci sarà il programma”.

Quanto alle risorse per la crescita green e gli investimenti, l'ex ministro di Matteo Renzi ritiene che “si può ripensare l'uso delle risorse che ci sono già” ma è anche “del tutto favorevole a riconsiderare il patto di stabilità per favorire gli investimenti, e “a maggior ragione se sono investimenti green”.

E a tale proposito Padoan si dice che il nostro Paese si deve fare promotore “di questa reinterpretazione del patto di stabilità di cui si sta discutendo anche in Europa, anche se poi ufficialmente la Commissione Europea per adesso non concorda”. Ma il tema è già sul tavolo, assicura, “e non è un'idea solo italiana” sottolinea.

Insomma, l'Europa è a una svolta, perché ora quel che serve è “una crescita sostenibile di lungo termine per evitare il rischio di una ‘stagnazione secolare'. È il momento giusto per tradurre in pratica slogan finora rimasti sulla carta” dichiara Padoan che aggiunge: “I dati confermano che l'Italia è uno dei paesi più lenti sul fronte della crescita. Dobbiamo aumentare la produttività, cosa che richiede riforme strutturali. L'elenco è ben noto: pubblica amministrazione, giustizia, scuola. Mi auguro che il nuovo governo sviluppi questa agenda”.

In Europa, infatti, “oltre all'Italia, anche paesi come la Germania e il Regno Unito frenano” dice l'ex ministro, che poi rileva come l'Europa, “oltre a una politica monetaria comune, ha bisogno di una politica fiscale comune. Un discorso che, lo sappiamo, è difficile, ma va portato avanti”.

Una scossa in questa direzione può venire dalla riduzione del cuneo fiscale, che “se fatta bene, è una misura che accresce il reddito delle famiglie, ha un impatto sui consumi, sostiene la domanda e la crescita”. Tuttavia è pur sempre una questione complessa, perché quando si parla di tasse “come al solito il problema è la copertura”. Oltre al fatto che “se si abbassano le tasse in deficit la gente si aspetta che prima o poi il deficit debba essere ripianato, rialzandole. Shock fiscale e misure strutturali vanno perciò “studiati insieme”.