Per Boccia "stiamo isolando l'Italia dal mondo, ora un piano di rilancio"

“Ci hanno scritto i nostri colleghi tedeschi per sapere com'è la situazione in Italia. Ma come faccio a spiegare che non corrono rischi a venire da noi e che gli italiani devono poter viaggiare in tutto il mondo, se poi alcune regioni nel Paese chiudono ai lombardi? Anziché debellare il virus, rischiamo di debellarci da soli”. Non è d'accordo il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia con le misure adottate dal governo fin qui, e lo dice in un'intervista al Corriere della Sera nella quale critica l'irrazionalità delle risposte politiche al rischio di contagio da Covid-19.

Secondo il presidente degli industriali italiani, “questo non è il momento in cui una comunità nazionale si rinfaccia le sconfitte: è il momento di compattarsi nell'interesse generale e di denunciare i mali del Paese”, quindi quel che è necessario ora non è un piano di emergenza, bensì “e un piano di emergenza, ma un piano straordinario che compensi l'arretramento che arriverà”. Un piano antirecessione per non aspettare “di accorgerci tra un mese che le prenotazioni turistiche sono crollate o gli ordini dell'export flettono”. Quindi l'imperativo categorico deve essere: “Evitare conflitti fra istituzioni”.

Ciò che Boccia critica è “il non saper fare sistema, non valutar e gli effetti collaterali per l'economia e la società di alcune scelte che facciamo e i danni che subisce l'immagine dell'Italia nel mondo” perché “l'export e il turismo hanno pesanti contraccolpi” ma anche il comportamento “di certi concorrenti dell'agroalimentare made in Italy che, strumentalmente, dicono che non vanno comprati i nostri prodotti perché toccati da italiani” ha prodotto i suoi effetti negativi sul sistema economico generale. Perciò quel che serve ora, a suo avviso, “è applicare le linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità sui test e le precauzioni” e “non fare da soli, arbitrariamente”.

La cosa più semplice per non correre rischi, secondo il leader di Confindustria, “è sempre chiudere tutto, ma questo non significa dare sicurezza: è un deresponsabilizzarsi, è un cercare alibi senza curarsi delle conseguenze”. Poi Boccia chiosa: “Abbiamo chiuso Milano, il centro nevralgico del Paese. Spostato le fiere, compromettendo gli ordini delle imprese. Per non parlar e del turismo”. Quindi se non misure eccessive, di sicuro “sono stati sottovalutati gli effetti di certe reazioni” cosicché “nel Paese e all'estero si è data la percezione di una situazione molto più grave di quanto non sia”.

È allora d'accordo, Boccia, con l'idea di un governo di unità nazionale? È quel che ci vuole? “L'importante non è la modalità, ma condividere il merito” è la sua risposta.