Per Bortuzzo margini di miglioramento ma è "da escludere un recupero totale"

"Se davvero c'è qualche fibra intatta allora si può sperare in qualche miglioramento, anche se escludo il recupero totale". Lo ha spiegato all'AGI Paolo Maria Rossini, ordinario di Neurologia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell'Area Neuroscienze della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma, commentando le dichiarazioni di Manuel Bortuzzo ieri nel corso della trasmissione Che Tempo Che Fa, secondo le quali la lesione midollare subita non è completa.

"Dovrebbero esserci delle evidenze cliniche della presenza di fibre intatte", dice Rossini. "Questo significa che il paziente dovrebbe presentare sensibilità sotto la lesione o piccoli movimenti di qualche muscolo. La risonanza magnetica, infatti, non ci può dire nulla in merito - continua - anche perché nella sede del trauma probabilmente ci sono degli artefatti, frammenti ossei conseguenti alla frattura dei corpi vertebrali che difficilmente consentono di distinguere le fibre intatte".

Il recupero completo, secondo l'esperto, è un obiettivo troppo ambizioso. "Diciamo che se la lesione midollare non è completa - spiega - c'è margine di miglioramento. Si può cioè lavorare anche sfruttando tecniche nuove, come le staminali o gli innesti di nervi. Quando infatti c'è una guaina minima queste procedure possono avere successo. Ma i risultati dipendono dalla lunghezza delle fibre intatte". Difficile sapere quindi le funzioni potenzialmente recuperabili se non si conosce esattamente quanto lunghe sono le fibre sane.

"Più è lunga l'autostrada, cioè le fibre intatte, maggiori saranno i miglioramenti", precisa l'esperto. "Escludo che possa ritornare a camminare come una volta, ma con tanto lavoro qualche miglioramento potrà esserci. Con i tempi - aggiunge - ci siamo. Fino a un anno e mezzo dalla lesione del midollo ci sono speranze di recupero".