Per Cinquestelle e Pd sul tavolo c'è solo il 'piano A'

Giovanni Lamberti
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AGI – Una trappola, una bomba d'acqua per vedere chi cede prima, un gioco per dividerci. Nel Movimento 5 stelle respingono quelle che vengono considerate delle vere e proprie manovre destabilizzanti, che mirano – questa la tesi – a frantumare il Movimento.

La 'carta Di Maio' rilanciata da Italia viva ha avuto l'effetto di compattare i gruppi. Perché martedì all'assemblea dei parlamentari era emersa una divisione netta. Nessun deputato ha posto veti a Renzi, mentre i senatori che sono intervenuti hanno sottolineato come del leader di Iv non ci possa più fidare.

Ma un'eventuale spaccatura sarebbe sulla prospettiva di un presidente del Consiglio M5s. Un'ipotesi che circola da giorni e che porterebbe soprattutto i senatori a sbarrare la strada ad un esecutivo che non sia guidato dal presidente del Consiglio dimissionario. Anche i dem non prendono in considerazione altre ipotesi che non sia Conte.

“Mi sembra strano che ci siano persone avvedute e intelligenti che sostengano che per superare una fantomatica e assolutamente inventata subalternita' ai 5 stelle si possa indicare Di Maio a Palazzo Chigi", afferma il vicesegretario Pd Orlando, commentando le parole dell'ex ministra Iv Bellanova che non ha chiuso all'eventualità di un incarico al ministro degli Esteri. “Quanto dobbiamo aspettare ancora perche' Italia Viva la smetta di giocare per cominciare seriamente a pensare all'Italia?", rilancia il dem Bordo.

Al Quirinale M5s andrà con il nome di Conte ma una larga parte del Movimento è disponibile ad andare avanti nella legislatura qualora l'ex premier dovesse non avere la possibilità di restare in sella. E allora - la tesi sotto traccia di diversi parlamentari - è che occorra farsi trovare pronti ad un eventuale ‘piano B'.

Piano B che non è in costruzione, del resto Di Maio da settimane giura eterna fedeltà, sta seguendo tutta la crisi al fianco dell'inquilino di palazzo Chigi e anche i nomi di Patuanelli e Fico - questo il convincimento nel Movimento 5 stelle - sono stati tirati in ballo per dividerci. “Ma come faremmo a dire di no ad un governo guidato da uno nostro? Morto un Papa se ne fa un altro”, azzarda un ‘big' M5s. 

Il ‘refrain' è che i numeri al momento non ci sono, che “stracciarsi le vesti – osserva un'altra fonte parlamentare – serva a poco. Il gioco della pressione nei confronti dei moderati non funziona, inutile insistere su forzisti, responsabili e centristi”.

I vertici M5s, il Pd e lo stesso presidente del Consiglio dimissionario, però, non hanno cambiato direzione, puntano al ‘Conte ter', senza se e senza ma. “Ma è una strategia di respiro corto, non basta”, il ragionamento di chi non esclude che se “dovesse terminare il film Conte occorrerebbe costruire una regia per un'altra trama”.    

Sarebbe un'altra partita e nessuno nel Movimento 5 stelle si augura un finale del genere.

Mercoledì del resto Crimi ha incontrato i capigruppo per 'blindare' il premier dimissionario. Ma di fronte ad una impasse della crisi c'è un'ala pentastellata che ritiene necessario, qualora Conte non dovesse avere i numeri, puntare convintamente su un premier M5s.

“Magari Di Maio potrebbe fungere da salvatore della Patria ma non si potrebbe sottrarre”, rimarca un senatore che non esclude neanche un'altra prospettiva, ovvero quella di un Di Maio vicepremier in un esecutivo tecnico. Un nutrito gruppo di senatori sarebbe pronto a sbarrare la strada ad un governo che non sia presieduto da Conte.

C'e' stata una riunione a palazzo Madama proprio per ribadire questa linea. Quindi ci sarebbe un no anche a Di Maio e pure a Patuanelli, secondo quanto filtra.

“Innanzitutto – il ‘refrain' – non possiamo permettere a Renzi di farci dettare la linea. Con Conte abbiamo un futuro, possiamo allargare il campo, meglio andare al voto o ad un esecutivo del presidente per poi andare alle elezioni”.     

C'è comunque fibrillazione nei gruppi qualora Conte non dovesse spuntarla. Anche perché con un governo a guida M5s i pentastellati perderebbero dei dicasteri chiave. Ecco il motivo per cui un altro ‘big' invita il premier dimissionario a fare un passo avanti e a scendere a patti con Renzi e un altro, invece, se la prende con il Pd. “Ma perché – questa la tesi – nel gruppo degli Europeisti ci sono solo quelli del Movimento 5 stelle e gli ex' Perché il Pd ha dato l'ok ad una sua senatrice solo alle 23.30?”.