Per combattere il virus la Cina si affida all'uomo che sfidò la Sars

Eugenio Buzzetti

Fu il volto cinese della lotta alla Sars nel 2003, quando "osò parlare" per sconfiggere l'epidemia che uccise oltre settecento persone, e oggi la Cina riversa su di lui le speranze per sconfiggere un altro focolaio di infezione, quello della polmonite diffusasi da Wuhan, nella Cina interna. Zhong Nanshan, lo pneumologo che per primo ha riconosciuto lunedì scorso davanti alle telecamere dell'emittente statale Cctv che il nuovo coronavirus è trasmissibile da uomo a uomo è oggi a capo della squadra di scienziati della Commissione Nazionale di Sanità che sta indagando sul rischio di contagio.

Zhong è considerato un esempio di integrità in Cina, per i suoi sforzi contro la Sars, identificata per primo dal medico italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità Carlo Urbani. "A che serve essere i numeri uno al mondo per prodotto interno lordo, se mangiare, bere e respirare sono a rischio?". Queste le sue parole nel 2003 all'emittente televisiva nazionale cinese, e nei giorni scorsi, dopo che il presidente cinese, Xi Jinping, ha ordinato tutti gli sforzi possibili per arginare l'infezione, a 83 anni, Zhong è tornato sotto i riflettori.

Oltre a dare la conferma della trasmissione del virus da uomo a uomo, lunedì scorso lo pneumologo cinese ha anche difeso gli sforzi del governo e dell'amministrazione di Wuhan nel contrasto al coronavirus, e aveva lanciato un avvertimento. "Dobbiamo prestare un'attenzione speciale agli ospedali", aveva detto, "per evitare che cadano nella trasmissione tra umani e per evitare che diventino luoghi di diffusione del virus", come poi è avvenuto con quindici casi di personale di una struttura ospedaliera di Wuhan.

Il primo successo del suo nuovo ruolo e del team di cui è a capo sarà legato a quella che definisce la "fase tre": le prime due si sono ormai verificate - la trasmissione da animale a uomo e da uomo a uomo - ha detto. "Saremo nella fase tre quando avremo un chiaro diffusore del virus".