Per Crucioli il problema non è Di Maio ma Rousseau

Alberto Ferrigolo

“Noi non auspichiamo certo le dimissioni di Luigi Di Maio. Non era contro la sua persona che abbiamo redatto quel testo”. Lo assicura in un colloquio con Il Foglio Mattia Crucioli, il senatore ligure che insieme a Emanuele Dessì e Primo Di Nicola ha organizzato la sommossa interna, sottoscrivendo un documento sulla riorganizzazione interna che ha poi illustrato proprio davanti al capo politico, nell'assemblea di giovedì sera.

Una ritrattazione? Un mezzo passo indietro quello del senatore ribelle? Crucioli afferma, semmai, che “il passo indietro di Luigi, a cui noi riconosciamo il merito di svolgere un gran lavoro come ministro degli Esteri, non risolverebbe nulla” in quanto quello che i tre senatori ribelli vogliono, “è un cambio di organigramma, di struttura”.

“Il problema non è Di Maio – precisa Crucioli – ma la mancanza di collegialità nelle scelte, spesso calate dall'alto da entità esterne al gruppo parlamentare”. Il vero problema, semmai, è Rousseau, la piattaforma digitale su cui gli iscritti 5Stelle votano le decisioni del Movimento, e che raccoglie informazioni e dati sensibili. “Quella piattaforma per noi è una risorsa, nessuno lo nega” dice il senatore ligure, “ma di certo – aggiunge – anche su Rousseau e sul ruolo di Davide Casaleggio ci sono dei dubbi”.

“Io, personalmente, a ricostruzioni che vorrebbero una scarsa trasparenza sulle votazioni online o una manipolazione dei dati, non voglio credere. Però è meglio sgomberare il campo da qualsiasi sospetto, per il bene del Movimento” insiste. Ad esempio? “Chi e come decide di indire delle votazioni? Chi stabilisce la formulazione dei quesiti?” si chiede Crucioli, per poi ribattere: “Queste sono perplessità che vari colleghi condividono”.

Poi il senatore torna sulla figura del leader politico e dice: “Se avessimo voluto chiedere la testa di Luigi, avremmo raccolto delle firme, avremmo fatto una votazione” mentre “lo spirito che ha animato la stesura del documento è stata quella di richiedere una struttura di vertice più allargata, collegiale, elettiva. In cui comunque, se non altro per la necessità di rispettare la legge che impone ai partiti di indicare un ‘capo politico', andrà poi comunque individuato un punto di riferimento, una sorta di primus inter pares”. La decisione è rinviata a marzo quando ci saranno gli Stati generali del Movimento.

Nel frattempo anche a Casaleggio viene chiesto di fare un passo di lato: “Casaleggio – dice Crucioli – dovrebbe essere solo il detentore di uno strumento tecnico, la piattaforma Rousseau, il cui impiego andrebbe regolato, nella nostra visione, proprio su indicazione di quel collegio di persone responsabili della guida del M5s. Non credo che Casaleggio possa avere nulla in contrario”. Quanto al governo, niente rotture per il momento, e i tre senatori ribelli ribadiscono “fedeltà e sostegno alla maggioranza”.