Per decidere in tal senso servirebbe una legge che tuttavia abbia connotazioni non discriminatorie

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il professor Gaetano Azzariti
il professor Gaetano Azzariti

In tema di possibili lockdown per i non vaccinati innescati dalla ripresa dei contagi in particolare nella categoria in questione il costituzionalista Gaetano Azzariti è più che prudente: “Si deve essere molto cauti”. In buona sostanza per decidere in tal senso servirebbe una legge che però abbia basi non discriminatorie e che quindi non mini quanto stabilito dalla Costituzione.

Lockdown per i non vaccinati, Azzariti mette in guardia: “Serve una legge non discriminatoria”

Il dato è che la ripresa dei contagi non solo mette inquietudine legittima, ma anche piglio normativo mainstream, e sulla questione sono molti gli esperti di diritto che hanno remore fortissime. Ha spiegato Azzariti: “Bisogna essere molto cauti. Misure restrittive possono essere ipotizzate se viene contestato il pericolo di un contagio pubblico ed in tal caso il lockdown dovrà essere adottato non tramite atti ministeriali, ma in base ad una legge o atto avente forza di legge”.

Azzariti sul lockdown per i non vaccinati: “Salvaguardia della salute e diritti assieme”

E ancora: “Questo tenendo conto che non potranno comunque porre in essere discriminazioni tra cittadini non giustificate da ragioni di salvaguardia della pubblica sanità”. Il docente di Diritto costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” ha spiegato un concetto essenziale: chiudere in casa un non vaccinato negativo a priori è illegittimo.

Lockdown per i non vaccinati, il professor Azzariti è chiaro: “La Costituzione riconosce il diritto a rifiutare le cure”

Perciò ha chiosato sull’AdnKronos: “La nostra Costituzione riconosce il diritto individuale al rifiuto delle cure. Si possono dunque adottare misure ulteriormente restrittive nell’interesse della sanità pubblica, per garantire la salute altrui, non quella individuale”. Il tema dell’obbligatorietà mai imposta dal governo resta quindi snodo centrale della questione.

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