Per i dottori del Cotugno, ci sono ancora casi di Covid come quelli di marzo

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Medici del Cotugno: "Il virus c'è ancora"
Medici del Cotugno: "Il virus c'è ancora"

La pandemia sembra non volere dare tregua. I medici dell’ospedale partenopeo “Domenico Cotugno” hanno dichiarato alla Repubblica che il virus non è affatto scomparso e che si registrano ancora casi di positività al Covid-19 come quelli di marzo.

Medici del Cotugno: “Il Coronavirus c’è ancora”

Il virus non è affatto scomparso. E sbaglierebbe chiunque ritenesse che il nemico sia stato sconfitto”. Queste le parole con cui i medici del Cotugno si sono espressi per descrivere l’attuale situazione relativa all’emergenza sanitaria da Coronavirus. In Campania pare esserci stato un rilassamento generale, sebbene siano insorti nuovi focolai. Sono sempre meno i locali che rispettano le norme anti-contagio. I medici di famiglia hanno lanciato un allarme proprio sulla movida partenopea senza regole, un elemento che sta favorendo la diffusione del virus fra i ragazzi. I ricoverati al Cotugno per Coronavirus sono sette. L’ultima paziente è arrivata domenica 19 luglio: si tratta di una dominicana proveniente da Ischia, che però, al momento, non è grave. Critiche sono invece le condizioni di un giovane di 38 anni, giunto in ospedale con seri problemi respiratori.

Il messaggio di Giuseppe Fiorentino

Il direttore della Pneumologia del Monaldi, Giuseppe Fiorentino, invita i cittadini al rispetto delle norme. Questo il suo messaggio: “Le indicazioni principali per sentirsi un minimo tutelati, visto che la sicurezza totale è un obiettivo difficile da raggiungere, rimangono la mascherina, soprattutto nei luoghi chiusi e un atteggiamento protettivo mirato: evitare di fare gruppo, che vuol dire no agli assembramenti e a condizioni che li possano favorire. Oggi ci troviamo davanti a casi di pazienti sovrapponibili a quelli di marzo, mi riferisco alla gravità clinica. Con la differenza che ora siamo più preparati: soprattutto i medici del Cotugno sanno modulare i trattamenti specifici. Il rischio c’è ancora, e se fossimo in inverno non avremmo registrato sei, sette contagi al giorno ma tanti in più”.

Poi il direttore ha continuato: “Abbiamo una novità sul versante diagnostico grazie a tamponi di screening affidabili di ultima generazione, simili ai predecessori ma che danno il risultato in venti minuti. Un’ultima raccomandazione: si rafforzi il cordone sanitario per quelli che arrivano da altre regioni e dall’estero. Basta un contagiato a infettarne sei o sette“.

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