Per Draghi lo stop del centrodestra: resti dov'è fino alla fine della legislatura

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Italian Prime Minister Mario Draghi attends his year-end press conference in Rome, Italy, 22 December 2021. In his speech, the Italian Prime Minister hinted that he would be inclined to accept being head of state when the position opens in January 2022, saying that his government has laid the foundation for his work to be continued regardless of who is at its helm. ANSA/Riccardo Antimiani (Photo: Riccardo AntimianiANSA)
Italian Prime Minister Mario Draghi attends his year-end press conference in Rome, Italy, 22 December 2021. In his speech, the Italian Prime Minister hinted that he would be inclined to accept being head of state when the position opens in January 2022, saying that his government has laid the foundation for his work to be continued regardless of who is at its helm. ANSA/Riccardo Antimiani (Photo: Riccardo AntimianiANSA)

Per adesso il centrodestra dice no grazie al “nonno al servizio delle istituzioni”. Silvio Berlusconi pubblicamente tace, ma nella telefonata per gli auguri natalizi con gli eurodeputati azzurri è esplicito: “Grazie alla nostra iniziativa politica abbiamo fatto partire il governo guidato da Draghi, è stata una mia intuizione, rappresenta un’esperienza di grande successo che vorremmo continuasse senza scossoni fino alla fine della legislatura”. Uno stop a cui Matteo Salvini si aggiunge netto: “Il governo ha ben lavorato, è guidato da una personalità autorevole, deve andare avanti, se togli la casella più importante del doman non v’è certezza”. Il passo avanti di Mario Draghi sulla strada del Quirinale, pur espresso con tutti i caveat che l’istituzionalità richiede, piomba sulla vigilia del vertice del centrodestra e lascia freddi i protagonisti. Che lo vorrebbero lasciare a Palazzo Chigi fino al 2023. Forza Italia batte sulla “necessaria continuità”, la Lega si dice preoccupata per eventuali cambiamenti forieri di “instabilità”, mentre Giorgia Meloni dall’opposizione boccia con durezza il bilancio fatto dal premier.

E’ il giorno dell’unità della coalizione, una compattezza che i tre leader si ripromettono di ribadire domani a Villa Grande. Il Cavaliere non deflette dai sogni quirinalizi, anzi, e le speranze di chi lo vorrebbe kingmaker di Draghi al Colle al momento restano deluse. La giornata, però, segna una novità non da poco. In conferenza stampa di fine anno il premier delinea uno schema: il governo che deve andare avanti fino a fine legislatura “indipendentemente da chi c’è” ma con la stessa larga maggioranza per il Pnrr e contro la pandemia. E il presidente della Repubblica sul modello di Mattarella, “garante dell’unità nazionale”, eletto in modo “rapido” con la stessa maggioranza (almeno). Il commento a caldo arriva da fonti forziste e leghiste che confermano l’”apprezzamento” per l’azione del governo. Forza Italia mette l’accento sull’augurio che nei prossimi mesi possa proseguire con “la necessaria continuità e la medesima energia”. La Lega, unica tra tutti, si spinge a evocare “preoccupazione per eventuali cambiamenti che potrebbero creare instabilità”. Anche se tra i leghisti si sostiene che non si tratti di un no, bensì di un ulteriore tentativo di “stanare” la strategia di Draghi e saggiare la resistenza della “fune” evocata dal ministro Giorgetti. In sintesi: capire se può esserci davvero un accordo in grado di blindare la legislatura. Problema che non si pone, avendo le mani libere, Giorgia Meloni. Si esprime per ultima, con una nota molto dura: “Sembrava una conferenza di fine mandato, due ore e mezza di autocelebrazioni in cui Draghi dice tra le righe che i suoi obiettivi sono stati raggiunti ma non ci risulta. Nessuna ammissione di colpa su errori e contraddizioni del governo, a partire dalla gestione della pandemia”. Il premier ha battuto un colpo, adesso la palla ce l’ha Berlusconi. Se rimarrà in campo ne bloccherà il percorso. E la prima reazione va in questa direzione. Conosce bene la posta in gioco un senatore esperto come il centrista Gaetano Quagliarello: “Oggi Draghi ha portato un contributo di chiarezza. Ha delineato uno schema che però si deve ancora affermare. Dipenderà dalla reazione dei partiti. Fino a ieri c’era un solo candidato esplicito, adesso ce n’è uno che ha dato una disponibilità implicita. E’ un dato positivo sia per il governo che per il Quirinale, perché più carte ci sono sul tavolo meglio è”.

L’ex presidente della Bce ha sottolineato che i “destini personali” non contano, ha ringraziato la sua maggioranza perché “non è facile per i partiti lavorare insieme”, ha ribadito la “responsabilità del Parlamento che decide la vita dei governi”, ha insistito sulla “credibilità dell’Italia come moltiplicatore psicologico” dell’azione di governo, ha citato l’esempio di Mattarella “non notaio ma garante dell’unità nazionale”. Fino alla domanda retorica: “E’ immaginabile che una maggioranza si spacchi per l’elezione del Presidente della Repubblica e magicamente si ricomponga per sostenere il governo?”. La scelta finale toccherà ai partiti, ai loro leader, soprattutto ai parlamentari intesi “non come individui bensì come forze politiche che permettono di andare nella direzione giusta”. Ma dal centrodestra difficilmente arriverà domani al pranzo nella villa sull’Appia che Berlusconi ha comprato da Zeffirelli. C’è un mese prima dell’appuntamento con la verità.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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