Per eleggere il presidente della Camera, mai più di cinque votazioni

Foto: Armando Dadi / AGF

AGI - Cinque e non più cinque. E' il numero massimo di scutini che sono stati necessari ad eleggere il presidente della Camera. Si trattava di Giorgio Napolitano , eletto nel 1992. Nella prima Repubblica bastava uno scrutinio per eleggerlo, nella seconda Repubblica sempre quattro.

Una delle tappe fondamentali verso la formazione del nuovo governo è appunto la scelta del sedicesimo più importante inquilino di Montecitorio. E' lui, o lei, infatti, uno dei tasselli fondamentali, senza il quale il Presidente della Repubblica non può cominciare le consultazioni che preludono alla nascita dell'esecutivo.

Ecco dunque regole, tempi e modalità di elezione dei 15 presidenti nella storia Repubblicana.

Il presidente della Camera dei deputati rappresenta la terza più importante carica dello Stato, dopo quella di presidente della Repubblica e di presidente del Senato. Il presidente della Camera provvede al funzionamento dei lavori e viene eletto con voto segreto a maggioranza dei due terzi dei deputati al primo scrutinio, mentre nel secondo e terzo scrutinio servono i due terzi dei votanti, dal terzo scrutinio in poi serve la maggioranza assoluta dei voti e si procede a oltranza fino all'elezione.

Nelle prime sei legislature la presidenza andava a un esponente della maggioranza di governo, a partire dalla VII Legislatura e fino al 1994, si è attribuita la presidenza al maggior partito di opposizione, per interpretare al meglio la fase della solidarietà nazionale: nel 1976 il Pci, che sosteneva i governi cosiddetti della 'non sfiducia' guidati da Giulio Andreotti, si vide riconoscere la guida della Camera e fu eletto Pietro Ingrao.

Dal 1994, tempo di bipolarismo, una interpretazione rigida dello spoil system ha portato allo scranno più alto di Montecitorio un esponente della maggioranza.

Nel 2018 un tentativo di appeasement tra centrodestra e M5s ha portato a uno scambio di cortesie grazie al quale è stata eletta l'azzurra Elisabetta Casellati a palazzo Madama e il grillino Roberto Fico a Montecitorio. Il governo è poi invece nato da una alleanza Lega-M5s.

In passato tre sono state donne: Nilde Iotti (la prima), Irene Pivetti (la più giovane a 31 anni) e Laura Bodrini. Cinque presidenti sono poi diventati presidenti della Repubblica: Giovanni Gronchi, Giovanni Leone, Sandro Pertini, Oscar Luigi Scalfaro (che restò in carica solo un mese) e Giorgio Napolitano. Amintore Fanfani ha il record di elezioni, ben cinque, ma anche di dimissioni, tre. Per questo la presidente più longeva è stata Nilde Iotti, alla guida del Palazzo per quasi 13 anni.


Date, nomi e tempi dell'elezione dei presidenti della Camera


       Elezioni             presidente                 scrutini 

1948 8 maggio      Giovanni Gronchi                1     
1953 24 giugno     Giovanni Gronchi                1
1955 10 maggio     Giovanni Leone                  1
1958 12 giugno      Giovanni Leone                  1
1963 16 maggio     Giovanni Leone                  1
1963 26 giugno      Bucciarelli Ducci                 1
1968 5 giugno        Sandro Pertini                     1
1972 25 maggio     Sandro Pertini                     1
1976 5 luglio           Pietro Ingrao                       1
1979 20 luglio         Nilde Iotti                             1
1983 12 luglio         Nilde Iotti                             1
1987 2 luglio           Nilde Iotti                             1
1992 24 aprile        Oscar Luigi Scalfaro            4
1992 3 giugno        Giorgio Napolitano              5
1994 16 aprile        Irene Pivetti                         4
1996 10 maggio     Luciano Violante                 4
2001 31 maggio    Pierferdinando Casini          4 
2006 29 aprile       Fausto Bertinotti                  4     
2008 30 aprile      Gianfranco Fini                     4 
2013 16 marzo     Laura Boldrini                       4     
2018 24 marzo     Roberto Fico                         4