Per il ministro Lamorgese il crimine a Roma è cambiato

"A Roma il crimine è cambiato, ora a preoccupare sono le bande giovanili". A dirlo è il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, in un'intervista rilasciata al Messaggero dopo il vertice sulla sicurezza di ieri pomeriggio. Il ministro ha parlato a lungo di Roma anche alla luce degli ultimi episodi di cronaca, come l'omicidio di Luca Sacchi e le librerie e locali date alle fiamme nel quartiere di Centocelle.

"Roma - ha spiegato - è sottoposta a dinamiche presenti in tutte le grandi città europee e nordamericane, accentuate, nel nostro caso, da un contesto davvero particolare. Un'area metropolitana con 121 comuni e cinque milioni di abitanti che equivale alla somma dei territori di Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna, Firenze, Bari e catania".

Nella Capitale, la diffusione delle sostanze stupefacenti "riguarda sempre di più fasce di giovanissimi. È un fenomeno - ha aggiunto il ministro dell'Interno - preoccupante che chiama in causa in primis le famiglie e il ruolo educativo della scuola". Per questo "abbiamo predisposto una pianificazione di misure straordinarie ad alto impatto sulle grandi piazze di spaccio presenti sul territorio metropolitano, utile anche a rassicurare i cittadini attraverso la presenza visibile dello Stato nelle realtà più critiche".

Per combattere il crimine e per i reati di strada, secondo il ministro Lamorgese, "a Roma serve più illuminazione notturna e l'installazione di un numero sempre maggiore di telecamere. Su questo tema lancerei una proposta: coinvolgere le associazioni di categoria dei commercianti per tenere accese anche di notte le vetrine e le insegne, sul modello efficacemente attuato in grandi città tedesche come Monaco".

Sul senso di insicurezza provato dai cittadini, il ministro ha infine sottolineato che ci sono alcuni indicatori economici che non possono essere ignorati: "L'Istat ci dice che i disoccupati sono 200 mila e che il 51% della popolazione residente ha un reddito inferiore ai 15 mila euro. Inoltre, si consolida una tendenza anagrafica che incide sulla percezione della sicurezza. Il 25,5% delle persone che vivono a Roma ha più di 65 anni e in quella condizione di età ci si sente comunque più deboli e più esposti ai pericoli".