Per Jimmy Lai 14 mesi di carcere a Hong Kong

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AGI - Il magnate dei media di Hong Kong, Jimmy Lai, dovrà scontare 14 mesi di carcere per aver organizzato e preso parte a manifestazioni pro-democrazia nell'agosto 2019. Il fondatore del tabloid di opposizione Apple Daily era uno dei nove attivisti pro-democrazia in aula nel tribunale dell'ex colonia britannica.

Gli è stata inflitta una condanna a 12 mesi di reclusione per la dimostrazione del 18 agosto 2019, poi il giudice Amanda Jane Woodcock del tribunale di West Kowloon gliene ha inflitta un'altra a 8 mesi per il suo ruolo nell'altra protesta non autorizzata del 31 agosto 2019, condanna che condivide con altri tre imputati.

Lai si trova già in carcere per violazione alla legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino lo scorso anno ed è stato entrato scortato in tribunale. Oltre a Lai, il giudice Woodcock ha condannato l'ex deputato Leung Kwok-hung a un anno e mezzo di prigione e il vicepresidente del Partito del Lavoro Lee Cheuk-yan a un anno. 

Il giudice ha anche condannato Lee ad altri sei mesi per il suo coinvolgimento nella protesta del 31 agosto, ma in totale passerà 14 mesi in prigione.

Altri sei attivisti di Hong Kong sono stati condannati a pene comprese tra otto mesi e un anno di prigione, ma il giudice ha deciso di sospendere la pena per 24 mesi per alcuni di questi imputati.

Martin Lee, il principale avvocato di Hong Kong, e l'avvocato Margaret Ng sono stati condannati rispettivamente a 11 e 12 mesi, con pene sospese per due anni. Anche gli attivisti Albert Ho e Leung Yiu-chung sono stati condannati a 12 e 8 mesi ciascuno (pene sospese per 24 mesi) e altrettanto sospesa è la pena per l'attivista Yeung Sum, condannato a 8 mesi per la protesta del 31 agosto.

Il primo aprile, gli imputati sono stati dichiarati colpevoli per aver organizzato e partecipato alla protesta del 18 agosto 2019. Per quel giorno, la polizia aveva autorizzato solo una manifestazione nel parco ma gli organizzatori andarono avanti con il loro piano originale. Il giudice Woodcock ha sostenuto che i condannati hanno deciso "consapevoli di violare la legge", il che "è grave considerando l'instabilità di quei giorni".

Per questo, "il caso implica una sfida diretta all'autorità della polizia. La marcia era premeditata e ha causato interruzioni del traffico. E anche se era pacifica, c'era un rischio latente che potesse finire in violenza".

Le manifestazioni facevano parte dell'ondata di proteste antigovernative che ha infiammato Hong Kong nella seconda metà del 2019 a seguito di un controverso disegno di legge sull'estradizione che, secondo l'opposizione e gli attivisti per i diritti umani, avrebbe aperto la porta alla possibilità per i residenti di Hong Kong di essere estradati nella Cina continentale per essere processati lì. Poco dopo, Pechino ha imposto alla città una controversa legge sulla sicurezza nazionale che prevede condanne fino all'ergastolo per casi come la secessione o la collusione con forze straniere.