Per la terza settimana consecutiva scendono i dati del coronavirus.

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Covid Puglia zona gialla
Covid Puglia zona gialla

Migliorano i dati covid della Regione Puglia al momento ancora in zona arancione, ma che con buona probabilità potrebbe diventare gialla già a partire da lunedì 3 maggio. Da ben tre settimane in calo ci sono il numero totale di contagi covid e soprattutto quelli dei ricoveri in terapia intensiva in una pur sempre complicata situazione delle strutture ospedaliere.

Covid, Puglia in zona gialla: i dati

Stando a quanto riportatno dalla Fondanzione Gimbe nel suo report sulla settimana che va dal 21 al 27 aprile, i contagi in Puglia sono diminuti del 7,8% in sette giorni (la precedente settimana il dato era del 7,2%), mentre i casi ogni 100mila abitanti sono 1.231 (nella precedente rilevazione erano 1.260). Per quanto riguarda gli ospedali, resta ancora alta la saturazione delle strutture che vedono il 46% dei posti letto in area media occupati e il 39% di quelli di terapia intensiva dedicati esclusivamente ai pazienti covid. Per quanto ancora alti, i valori ora indicati sarebbero in miglioramento, anche se proprio negli ultimissimi giorni il bollettino regionale ha subito alcuni segnali in controtendenza: il 29 aprile i nuovi positivi sono stati 1.501 a fronte di 12.290 tamponi effettuati, con un incidenza del 12,2%, mentre il giorno precedente era al 10%.

Covid, Lopalco sulla Puglia in zona gialla

A decidere se la Puglia potrà andare in zona di rischio giallo sarà il ministero della Salute a seguito del monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore della sanità atteso per oggi, 30 aprile. A confermalo ci sono anche le parole dell’assessore alla Salute delle Regione Puglia Pierluigi Lopalco che all’Ansa ha detto: “I parametri sono buoni, attendiamo la decisione del ministero”.

Covid, Puglia in zona gialla: le vaccinazioni

In Puglia prosegue intanto, non con poche polemiche, anche la campagna vaccinale. La popolazione della Regione che ha ricevuto almeno una dose è del 23,1% diviso tra un 15,5% ancora con solo la prima inoculazione e un 7,6% che ha completato il ciclo. Il dato complessivo è sopra la media italiana del 22%. Malgrado i numeri incoraggianti rispetto all’intero Paese, non sono mancate le polemiche per la gestione della campagna di somministrazione. I sindacati Cgil, Smi, Snami, Simet e Ugs denunciano infatti in una lettera inviata al Presidente della Regione Emiliano che molti medici di famiglia hanno deciso di non partedipare alle inoculazioni dopo le minacce ricevute da alcuni pazienti a causa dei ritardi nelle vaccinazioni.