Per la virologa dello Spallanzani "non ci sono prove che il vaccino AstraZeneca sia meno efficace"

·3 minuto per la lettura

AGI - Sulla minor efficacia del vaccino di AstraZeneca contro la variante sudafricana Maria Capobianchi, virologa dello Spallanzani, si dice sicura che “mancano le prove per affermarlo”. Per poi precisare che “i numeri di soggetti vaccinati su cui si basano queste informazioni sono ancora molto piccoli. Inoltre non si tratta di veri e propri studi ma di dati provenienti dalla cosiddetta real life”. E anche dal Brasile, dove è diffusa un'altra variante, anch'essa con alterazioni della proteina Spike, “arrivano indicazioni preliminari nello stesso senso”. Pertanto, osserva la virologa, “sono notizie che rischiano di diffondere ingiustificato allarme e vanno confortate da dati scientificamente solidi”.

L'obiettivo, spiega Capobianchi, è “scongiurare il rischio che si ingeneri diffidenza nei confronti della vaccinazione. L'attenzione della comunità scientifica sulle varianti è massima, nessuno ha interesse a negarne l'esistenza e la potenziale importanza. Se i dati (solidi) mostrassero una riduzione di efficacia dei vaccini il rimedio ci sarebbe perché le attuali tecnologie consentono di aggiustarne la composizione con relativa facilità. Però servono evidenze, non semplici impressioni”, precisa la virologa, che consiglia: “Vacciniamoci e basta, anche se le dosi oggi disponibili avessero un'efficacia più bassa, ci darebbero comunque una protezione. Tanto più che fino a questo momento in Italia la circolazione delle varianti è principalmente sostenuta dal ceppo “inglese”, mentre non ci sono ancora evidenze di circolazione autoctona delle altre due varianti”, conclude Capobianchi.

"Produzione italiana a partire da maggio"

“Abbiamo fornito il vettore virale per il vaccino di Oxford, prodotto le dosi sperimentali per le tre fasi cliniche e ora facciamo i test sulle produzioni in Inghilterra, Australia e India. Inoltre stiamo mettendo su una produzione italiana da 10 milioni di dosi a partire da maggio”. Piero Di Lorenzo, amministratore delegato dell'Irbm di Pomezia che con l'Università di Oxford ha lavorato al vaccino AstraZeneca, non ci sta ad arrivare terzo dopo Pfizer e Moderna, tanto che in un'intervista a La Stampa assicura che “la fornitura andrà presto a regime e l'efficacia potrebbe salire all'82% dopo una rivalutazione dell'Ema”, l'Agenzia europea del farmaco.

Quindi, “AstraZeneca sta facendo uno sforzo per recuperare le consegne di gennaio. Per quanto ne so entro il 14 arriveranno altre 350 mila dosi ed entro il 25 700 mila. Si lavora per ulteriori 4 milioni a marzo”, per poi aggiungere: “Abbiamo fornito il vettore virale per il vaccino di Oxford, prodotto le dosi sperimentali per le tre fasi cliniche e ora facciamo i test sulle produzioni in Inghilterra, Australia e India. Inoltre stiamo mettendo su una produzione italiana da 10 milioni di dosi a partire da maggio”.

Quanto alla sperimentazione, sostiene Di Lorenzo, “è stata fatta in Inghilterra, Brasile, Sudafrica e Stati Uniti con risultati difficili da paragonare. Il famoso errore della mezza dose fu un disguido rilevato dopo tre giorni e trasformato in un ulteriore protocollo, con mezza dose e una dose intera dopo un mese, che ha dato un'efficacia del 91%” ma nel frattempo AstraZeneca ha anche “concluso altre sperimentazioni che dimostrano un'efficacia del 76% con una dose, che sale all'82 con la seconda dopo tre mesi, con punte del 92. Inoltre, la percentuale scoperta non svilupperebbe la malattia in modo grave”, conclude il presidente della Irbm di Pomezia, non prima di aver aggiunto che “i nuovi dati dovrebbero permettere l'approvazione per tutti. Il tempo di tre mesi tra la prima e la seconda dose darebbe la possibilità di vaccinare molte più persone. Inoltre, AstraZeneca costa solo 2,80 euro, e non ha bisogno di aerei, elicotteri e depositi con frigo a meno 80 gradi”.