"Per l'amor di Dio, l'Ulivo a 5 stelle no". Intervista a Carlo Calenda

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(Photo: TIZIANA FABI via Getty Images)
(Photo: TIZIANA FABI via Getty Images)

Scusi Calenda, ma che senso ha dare indicazione su Gualtieri solo a titolo personale? Se il suo è un movimento riformista, dovrebbe stare naturalmente nel centrosinistra.

Intanto a Roma non mi sono presentato con Azione, ma con una lista civica votata da persone anche di orientamenti politici differenti, dunque io non posso allearmi, apparentarmi e, se Gualtieri vincerà, saremo all’opposizione. Confermo un giudizio negativo sul programma e sulla classe dirigente del Pd romano. Disastrosa.

Insomma, si tura il naso. E gli altri che sono?

Michetti è semplicemente imbarazzate. Ho detto alla Meloni che la cosa peggiore che le potrebbe capitare è vincere.

Ho capito, la teoria del male minore. Non proprio le parole che si riservano a un alleato. Parliamo del nuovo Ulivo.

Non aspetti, distinguiamo il Pd nazionale dal Pd romano, che è il peggior partito democratico in Italia, da anni ormai. E poi, scusi, che c’è di strano? Il sistema a due turni è fato a posta: al secondo voti ciò che ti sembra meno dannoso.

Ho capito, si vuole togliere qualche sassolino dalle scarpe.

Nessun sassolino. Semplicemente continuo a ripetere quello che ho detto negli ultimi mesi. Gualtieri è persona perbene ed è stato molto bravo in Europa. Il Pd romano è quello che tutti sanno. .

Calenda, usciamo da Roma. Nuovo Ulivo, il dibattito è questo. Svolgimento.

Un gran casino. Per l’amor di Dio, l’Ulivo a cinque stelle proprio no.

Si spieghi meglio.

Non basta la sigla. All’interno della coalizione proposta c’è tutto e il contrario di tutto, e questo non funziona. L’idea di Enrico Letta di poter tenere insieme il modello Conte e il modello Draghi è errata, e porta alla sconfitta e ingovernabilità. È solita storia: facciamo le coalizioni contro – una volta era contro Berlusconi, oggi contro i sovranisti – poi magari si vince e non si governa.

L’ho già sentita. Su questo nacque il Pd.

Poi però è andata male. Oggi quel partito è a un bivio. Deve scegliere tra riformismo pragmatico o massimalismo populista. E queste scelte sono alternative.

Massimalismo populista, dice lei. Non mi pare un’espressione che si adatti al Movimento attuale. Magari non sono né carne né pesce, ma non mi sembrano come dice lei.

Sono dei massimalisti populisti in estinzione. Li ha visti i dati? Il totale delle loro ha fatto in tutte le elezioni meno votanti della mia lista. Questo dimostra che prima Renzi col Conte 2 poi il Pd all’epoca del “punto di riferimento dei progressisti europei” hanno sostenuto un bluff che non esiste.

Le si potrebbe rispondere che proprio quella linea li ha sterilizzati.

Ma lasci perdere, si sono sterilizzati da soli con le capriole trasformistiche che hanno fatto. Erano finiti dopo le Europee. Vogliamo ripartire dai decreti sicurezza? Ma è possibile che il partito di erede di Gramsci, Togliatti, Berlinguer, Andreatta penda dalle labbra di Conte per colpa di Bettini? È un’onta.

Ho capito, questo nuovo Ulivo non la convince.

A parte che Conte glielo ha appena bocciato. Ennesima inutile umiliazione. Ma poi io credo che Letta ragiona in un modo vecchio, pensa che la differenza sia tra destra e sinistra, mentre la differenza è tra populismo e pragmatismo. In Europa ci governiamo, con i popolari europei.

Mi perdoni, lei proposte il classico arrocco dell’establishment.

Assolutamente no, il propongo, visto che va di moda il termine, un campo, che riunisca in Italia le forze delle grandi famiglie europee: socialdemocratici, liberali, verdi e popolari. Io, Letta, Sala e Carfagna funzioneremmo molto meglio di Conte, Di Maio, Letta, Renzi etc.

Questi ragionamenti rischiano di essere i più classici conti senza l’oste. L’oste è il popolo, che ha disertato le urne. Le famose periferie, il cuore della rivolta, che stavolta ha abbandonato il cosiddetto populismo.

Ha abbandonato sia chi ha promesso protezione, sia chi diceva “tutti a casa”. Perché entrambi hanno fallito alla prova del governo. Di qui la delusione.

Resta da capire che fine farà la protesta. È stata normalizzata dal Covid o si è infettata la democrazia?

Non credo si sia infettata la democrazia, è delusione che aspetta un’offerta credibile e convincente. E il compito dei riformisti è quello non di organizzare le minoranze, ma di parlare e costruire maggioranze. Tradotto: andiamoci a riprendere i voti. Costruiamo cioè un nuovo approdo.

Lo dice anche Letta.

Sì, ma il Pd fa solo battaglie di natura simbolica e siccome vengono percepite come lontane dal vissuto delle persone che vivono in disagio non le agganciano. Io per esempio ho fatto campagna sul decoro urbano, temine bollato come di destra. Loro parlano di “città inclusiva”, “buona”, “simpatica”, se parli così la gente non ti capisce. Il Pd non capisce che va recuperato il valore delle parole. Parole chiare e coerenza dei comportamenti.

Lei finisce ogni suo ragionamento con una critica al Pd. È l’atteggiamento di un innamorato deluso?

Perché penso che siano fondamentali nella costruzione di un nuovo progetto, così come i popolari sia ben chiaro, ma il punto non sono le formule politiciste, il punto è il pragmatismo. Già me lo vedo il film, con tanto di dibattito sul Papa straniero.

Insomma, lei cosa vuole dire a Letta?

Che l’ultima cosa di cui c’è bisogno è l’ennesima alleanza “contro” qualcuno e una classe dirigente politicistica che se ne frega del far funzionare le cose, ma predilige il posizionamento ideologico-politico. Quando la politica perde valore, la gente a un certo punto non vota più. E arriva Draghi, mentre gli altri se si danno addosso “comunista” e “fascista”.

Bene, e ora? Cosa c’è per Calenda dopo Roma?

Risalgo sul pullman che ho usato per Roma, ci tolgo la scritta Calenda mettendo il logo di azione, e faccio quello he ho fatto su Roma in tutta Italia. La gente deve vedere che ti fai il mazzo per loro.

Poi il congresso?

Sì, ma non per federare le sigle esistenti. A me interessa prendere voti uno alla volta su un’idea di paese. È faticoso, ma alla lunga paga. Questo dico a Letta e ai popolari che non vogliono morire sovranisti.

Cioè?

Annamose a piglià i voti! I voti, sennò tra Ulivi e 5stelle non ci capisce niente nessuno.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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