Per l'arbitrato il giudizio sul caso Marò spetta al nostro paese

·2 minuto per la lettura
marò tribunale internazionale italia
marò tribunale internazionale italia

Il Tribunale arbitrale internazionale che si è espresso sul caso dei due Marò, Latorre e Girone, ha dato ragione all’Italia: avendoli riconosciuti come funzionari dello Stato Italiano impegnati ad esercitare le loro funzioni, ha decretato che l’India non può esercitare la propria giurisdizione nei loro confronti.

Marò: per tribunale internazionale ha ragione l’Italia

I giudici dell’Aja, chiamati a pronunciarsi non sul merito dei fatti ma su chi dovesse giudicarli, hanno infatti riconosciuto l’immunità funzionale dei Fucilieri di Marina per i fatti del 15 febbraio 2012. D’altro canto hanno anche aggiunto che l’Italia, avendo violato la libertà di navigazione sancita dagli articoli 87 e 90 della Convenzione delle Onu sul Diritto del Mare, dovrà compensare l’Indiaper la perdita di vite umane, i danni fisici, il danno materiale all’imbarcazione e il danno morale sofferto dal comandante e altri membri dell’equipaggio del peschereccio indiano Saint Anthony“. Si tratta del mezzo a bordo del quale morirono due pescatori del Kerala.

Pertanto il tribunale ha invitato le due parti ad avere contatti diretti per raggiungere un accordo in tal senso. La Farnesina ha già emesso un comunicato affermando che l’Italia è pronta ad adempiere a quanto stabilito con spirito di collaborazione.

Con questa sentenza che attribuisce la giurisdizione al nostro paese, la magistratura dovrà riavviare il procedimento penale a carico di Latorre e Girone.

I fatti

I due marò erano in una missione a bordo della nave mercantile italiana Enrica Lexie, quando avrebbero sparato nella direzione di due pescatori indiani, poi morti, scambiati per pirati. I fucilieri di Marina si sono sempre proclamati innocenti e sostenuto di aver sparato solo dei colpi di avvertimento mentre le autorità indiane parlavano di omicidio volontario. Dopo anni di controversie su quale dei due stati, Italia o India, fosse chiamato a giudicare sul caso, sarà ora la giustizia italiana ad esprimersi.