Per l'Upb la ripresa rallenta, il Pil crescerà del 4,3% con il Recovery

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AGI - La ripresa rallenta e il recupero si allontana: quest'anno la crescita del Pil dovrebbe fermarsi al 4,3 per cento, lontano dal 6% stimato dal governo nella Nadef, mentre nel 2022, grazie anche al contributo del Recovery Plan, dovrebbe attestarsi al 3,7 per cento, su un livello comunque inferiore a quello del 2019. E' lo scenario delineato all'Upb che mette in guardia sugli elevati rischi, orientati al ribasso, che pesano ancora sul quadro macroeconomico.  

L'Ufficio parlamentare di bilancio ha rivisto al ribasso di quasi due punti la previsione del Pil di quest'anno e ha ritoccato al rialzo di circa un punto quella sul prossimo anno. "Nonostante la flessione del prodotto lordo nel quarto trimestre il trascinamento statistico al 2021 è positivo (2,3 per cento)", spiega l'Upb sottolineando che "quest'anno l'attività economica tornerebbe ad espandersi (4,3 per cento in media d'anno); la crescita si manifesterebbe a partire dai mesi primaverili, avvantaggiandosi di un allentamento graduale dei provvedimenti restrittivi alla mobilità individuale".

Il Recovery plan spingerà l'economia ma rischi elevati

Per l'organismo di controllo parlamentare dei conti, "l'attività economica beneficerebbe inoltre delle misure finanziate con il bilancio pubblico e con i fondi del Recovery Plan, che produrrebbero effetti anche nel 2022". Tuttavia, "la variazione del PIL nell'anno finale di previsione (3,7 per cento) non sarebbe sufficiente a riportare il prodotto sui valori registrati prima della pandemia: il Pil resterebbe inferiore rispetto al livello del 2019, per circa 1,4 punti percentuali".

I rischi e l'incertezza “elevata”, avverte l'Upb, sono legati ad alcuni fattori chiave: evoluzione dei contagi dei vaccini, attuazione rapida del Recovery Plan e rientro del debito.  "L'incertezza degli operatori economici, connessa alla durata e alle ripercussioni dell'emergenza sanitaria - spiega - resterà elevata almeno fino a quando le campagne vaccinali non daranno risultati tangibili sul controllo dell'epidemia. Nel breve periodo permangono inoltre rischi di tensioni sui commerci tra Cina e Usa, in quanto la nuova Amministrazione americana ha confermato l'orientamento di protezione delle imprese nazionali a scapito di quelle estere".

Per l'Italia, le previsioni di crescita formulate “dipendono strettamente dall'ipotesi che l'ondata di contagi ritorni gradualmente sotto controllo nell'orizzonte di previsione, grazie anche ai progressi nella vaccinazione”. Quanto alla politica economica, si parte dal presupposto che “le misure di sostegno alle famiglie e alle imprese continuino ad operare” e che l'utilizzo dei fondi europei resi disponibili nell'ambito del programma Next Generation Eu “consenta di avviare senza ritardi progetti che attivano lo sviluppo".

In caso contrario, osserva l'Upb, "una nuova recrudescenza dell'epidemia comporterebbe il prolungamento dell'emergenza sanitaria, con conseguente inasprimento delle misure di limitazione della mobilità individuale e impatti negativi sulle decisioni di spesa e sull'attività economica" e, allo stesso modo, "un'attuazione parziale, ritardata o inefficiente, dei progetti di investimento predisposti con il Piano nazionale di ripresa e resilienza determinerebbe il venir meno di un fattore di sostegno non marginale all'attività economica".

Riassorbire i debiti nei prossimi anni

L'Upb infine mette in guardia: “Nei prossimi anni, quando il virus sarà controllato e l'economia mondiale si riporterà su un sentiero di crescita stabile, occorrerà riassorbire gli elevati debiti accumulati. Sfasamenti tra le fasi cicliche dei diversi paesi potrebbero incidere sui premi per il rischio sovrano richiesti dai mercati finanziari alle economie in cui il recupero è più lento. Se tale eventualità riguardasse l'Italia, caratterizzata da uno stock di debito pubblico già alto – conclude - le tensioni finanziarie potrebbero riflettersi in un repentino peggioramento delle attese di crescita”. (AGI)