Per M5S una confusa partita doppia

Gabriella Cerami

Il guado pentastellato. Il Movimento 5 Stelle guarda un po’ di qua e un po’ di là, un po’ al Pd e un po’ ancora alla Lega. Non sa come superare questo passaggio politico che sta diventando ogni giorno di più un terribile rompicapo soprattutto per Matteo Salvini che lo ha innescato. La fotografia dell’alleanza gialloverde in crisi è l’anno trascorso dal crollo del ponte Morandi: il Governo era a testa alta 12 mesi fa e torna a Genova, sui luoghi della tragedia, a testa bassa e frantumato.  Ora il premier Conte siede da una parte, Matteo Salvini da un’altra, diviso da Luigi Di Maio, circondato dai ministri grillini. I due leader si ignorano, neanche incrociano gli sguardi. A regnare dentro e fuori i partiti di maggioranza è la confusione.

Il Movimento 5 Stelle gioca una doppia partita. “Vi ricordate la politica dei due forni? Ecco, ci siamo di nuovo”, dice un big pentastellato in prima linea nelle trattative. Quindi tutte le porte sono aperte, anche se si tratta di spiragli: sia quella che va verso il Pd, sia quella che guarda alla Lega. Per i 5Stelle, in entrambi i casi, le strade sono impervie per ragioni diverse.

Dal ministro leghista Gianmarco Centinaio arrivano i primi segnali, il titolare del dicastero dell’Agricoltura non chiude al dialogo con gli alleati, ormai ex. Se non proprio un ritorno di fiamma, una fiammella. Ma Di Maio non si fida più. “Storia finita. Stop”, trapela da ambienti vicini ai vertici. Tuttavia bisognerà vedere cosa succede nei prossimi giorni fino al 20 agosto, quando Conte parlerà al Senato. È tutto in divenire e tra i pentastellati si prende tempo.

Bisogna capire se la Lega, martedì prossimo, deciderà di non presentare una risoluzione contro il premier. In questo caso Conte potrebbe non salire al Quirinale per dimettersi e giovedì 22 la Camera potrà votare per ridurre il numero dei parlamentari. Ma c’è una condizione: “Salvini dovrà chiedere scusa agli italiani, per la pugnalata che gli ha dato....

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