Per produrre pennelli si uccidono troppe manguste

Gabriele Fazio

L'hanno chiamata “Operation Clean Art” ed è stata portata avanti per due mesi dall'ufficio di controllo del crimine sulla fauna selvatica del governo indiano (WCCB), un organo statutario sotto il ministero dell'ambiente, delle foreste e dei cambiamenti climatici (MoEFandCC). Scopo della missione: porre fine al commercio di pennelli realizzati con capelli di mangusta, un commercio che causa un regolare sterminio dell'animale in questione.

Per ogni chilogrammo di pelo di mangusta utilizzato per la fabbricazione di pennelli, vengono uccisi 50 animali, conti che impressionano se si pensa che la polizia alla fine dell'operazione ha sequestrato 54.352 pennelli realizzati con capelli di mangusta e 113 chilogrammi di capelli di mangusta grezzi. Negli ultimi vent'anni le operazioni portate avanti dal WCCB sono state ventotto, tutte per porre un limite ad un commercio fiorente ed internazionale; i capelli di quellemanguste infatti finiscono attaccati a un bastoncino di legno e nelle mani degli artisti di tutto il mondo.

“Stiamo facendo del nostro meglio per interrompere la rete di fornitura e produzione, - ha dichiarato HV Girisha, vicedirettore regionale WCCB - ma sfortunatamente la consapevolezza di questo crimine è bassa e fino a quando c'è una domanda, ci saranno persone che uccideranno la mangusta per i suoi capelli”. Ha ragione, basta fare un rapido giro in rete per accorgersi che i pennelli fatti con il pelo della mangusta sono particolarmente richiesti e pregiati. L'operazione “Arte pulita” ha portato all'arresto di 49 persone divise tra i maggiori centri del paese dove si assemblano i pennelli illegali: nell'Uttar Pradesh, nel Kerala, nel Karnataka, nel Maharashtra, nel Rajasthan e nel Tamil Nadu.