Per me ha ragione padre Zanotelli, i nostri soldati non sono martiri

Una violenza verbale incontenibile ha caratterizzato il dibattito su alcune affermazioni di padre Alex Zanotelli riguardo alle "missioni di pace" italiane. Tanto da far sembrare quasi un moderato il leader leghista Matteo Salvini che si è limitato a dichiarare: "Questo signore non sa quello che dice, dovrebbe vergognarsi e chiedere scusa ai parenti dei nostri morti: è indegno di dirsi prete! Scriverò direttamente in Vaticano".

È colmo di irripetibili insulti personali, il più mite dei quali è "pretuncolo", infatti, il coro variegato dei disistimatori del missionario comboniano, composto, tra gli altri, da Giorgia Meloni (“Chieda scusa alle famiglie”), Ignazio La Russa (“Bestemmie”) di Fratelli d'Italia e Giuseppe Moles, Forza Italia (“Stupidario comunista”). 

Il cattivismo impera in un certo mondo politico e quanto affermato da Zanotelli ("i caduti nelle missioni di pace non sono martiri") è stato malamente interpretato dagli esponenti della destra, che non hanno capito che il religioso si riferiva alla definizione canonica di martire, che è riportata dal Catechismo della Chiesa Cattolica: "il martirio è la suprema testimonianza resa alla verità della fede; il martire è un testimone che arriva fino alla morte. Egli rende testimonianza a Cristo, morto e risorto, al quale è unito dalla carità. Rende testimonianza alla verità della fede e della dottrina cristiana. Affronta la morte con un atto di fortezza. Con la più grande cura la Chiesa ha raccolto le memorie di coloro che, per testimoniare la fede, sono giunti sino alla fine. Si tratta degli atti dei martiri. Costituiscono gli archivi della verità scritti a lettere di sangue".

I nostri caduti, dunque, sono eroi civili, ma non martiri in senso teologico. Tra l'altro da tempo altre forze politiche invocano un chiarimento sul ruolo delle missioni di pace, che non sempre sono tali. Perché la pace non si può portare con le armi. È questa una tragica illusione alimentata dal comparto militare industriale, assai forte politicamente in molti paesi occidentali, dagli Stati Uniti all'Italia stessa, che, essa sì, manca di rispetto ai nostri soldati facendone “carne da macello”.

Ha aggiunto il sacerdote: “L'Iraq è stato distrutto da una guerra completamente ingiusta, tutta costruita sulle menzogne dell'Occidente, contro cui una delle poche voci che si sollevò allora fu quella di Papa Giovanni Paolo II – sottolinea il religioso – il popolo è stato annientato, tutte le relazioni sono saltate. Restare in una situazione del genere è un obbligo morale per la comunità internazionale, anche per noi italiani, ma non con i militari: servono ben altre presenze per ricostruire quel territorio e rimettere in piedi quella società”.

Gli attacchi smodati al Papa

Papa Francesco ha chiesto che nella Chiesa si parli con grande franchezza ed è disposto ad ascoltare le critiche e replicare con tranquilla ragionevolezza. Il problema è che nel dibattito ecclesiale si è perso il senso della misura: il linguaggio cattivista dei politici di destra è penetrato nel mondo dei tradizionalisti per osmosi. E ex nunzi apostolici e teologi tradizionalmente seri e compassati arrivano ad insultare il Pontefice e a chiederne le dimissioni con argomenti peraltro infondati.

L'ultimo episodio sono le accuse di idolatria mosse al Papa da un panel di 100 tra studiosi, chierici, docenti che lo accusano niente meno che di eresia per  avere ospitato al di là del Tevere una statuetta pagana che raffigura una donna incinta, la Pachamama. Sull'Osservatore Romano è uscito un lungo articolo a firma di Felipe Arizmendi Esquivel, vescovo di San Cristobal de las Casas, in Messico al quale è stato affidato il compito di fare chiarezza e spiegare che il Papa non ha infranto nessun Comandamento.

"Alcuni condannano questi atti come se fossero un'idolatria, un'adorazione della madre terra e di altre divinità. Non c'è stato niente di tutto ciò. Non sono dee; non c'è stato alcun culto idolatrico. Sono simboli di realtà ed esperienze amazzoniche, con motivazioni non solo culturali, ma anche religiose, ma non di adorazione, perché questa si deve solo a Dio. È una grande impudenza condannare il Papa come idolatra, perché non lo è stato né lo sarà mai. Al termine della cerimonia nei giardini vaticani, gli hanno chiesto una parola e lui si è limitato a pregare con il Padrenostro. Non c'è altro Dio all'infuori del nostro Padre celeste».

Ciò chiarito, rimane l'amarezza per attacchi fatti in nome della Tradizione, laddove il Catechismo di San Pio X, al quale i critici si rifanno, raccomanda  "unità di mente e di cuore con il Romano Pontefice". Un testo che forse non hanno memorizzato. Ma tant'è, il cattivismo è entrato nella cultura della destra anche ecclesiale.