Per Renzi e Salvini il Parlamento deve riaprire i battenti

Serenella Ronda

Il Parlamento resta aperto. Roberto Fico e Elisabetta Casellati non si stancano di ripeterlo. E anche oggi la presidente di palazzo Madama è tornata sul punto: "Nessuna limitazione all'attività legislativa, nessuna restrizione a quelle che sono le prerogative parlamentari", afferma con forza Casellati. Non è da meno Fico: "Le Camere sono e devono restare centrali, ma soprattutto devono lavorare per dare risposte alle persone. Chi parla di Parlamento chiuso è confuso o distratto: non abbiamo mai chiuso e non chiuderemo".

Eppure, in piena emergenza coronavirus, Camera e Senato stanno facendo i conti con le forti restrizioni imposte dal governo alla circolazione, a cui si aggiunge la paura di nuovi contagi tra i parlamentari. E faticano a riavviare l'attività. Niente sedute né riunioni questa settimana, mentre la prossima settimana l'Aula della Camera sarà impegnata mercoledì con il primo question time dell'era coronavirus (in forma ampliata) e da lunedì prenderà il via l'esame del 'decretone' in commissione Bilancio del Senato, con l'audizione del ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, in agenda martedì.

Ma sia per Matteo Renzi che per Matteo Salvini non è sufficiente: il Parlamento deve riaprire i battenti, è l'accusa. Dopo aver escluso iter 'emergenziali', sia alla Camera che al Senato l'esame dei decreti per far fronte alla diffusione del contagio seguirà un procedimento ordinario. Resta tuttavia ancora da sciogliere il nodo sulle modalità di voto in Aula, quando le due Assemblee saranno chiamate ad esprimersi sugli emendamenti e sul via libera finale al provvedimento.

Data infatti per scontata la convocazione dell'Aula nel suo plenum, senza dimezzamenti delle presenze, si pone il problema di come assicurare nell'emiciclo il rispetto della distanza di almeno un metro con la contemporanea presenza di 315 senatori e 630 deputati (fatte salve le assenze giustificate). La questione sarà affrontata dalle due rispettive conferenze dei capigruppo: alla Camera la riunione è fissata per martedì pomeriggio, e questa volta si svolgerà con la presenza fisica dei presidenti di gruppo e non più in videoconferenza.

Al Senato i capigruppo si riuniranno mercoledì pomeriggio. "Il Senato non ha mai cessato di lavorare e, anzi, da subito mi sono preoccupata di garantirne l'operatività, certamente con tutte le misure necessarie per la sicurezza sanitaria", insiste Casellati, che spiega: "Oggi abbiamo in prima lettura in Senato ben quattro decreti legge e con i capigruppo stiamo dialogando per capire qual è la forma migliore per organizzare i lavori in Aula e in commissione. Certamente in questo momento alla difficoltà legata all'emergenza si unisce quella di un provvedimento recente che prevede un drastica riduzione dei collegamenti e questo condizionerà la circolazione anche dei senatori", osserva.

Le possibili soluzioni

Tra le ipotesi in campo su cui stanno ragionando i presidenti dei due rami del Parlamento e i capigruppo c'è il voto per alzata di mano (che consente una presenza meno 'massiccia' di parlamentari in Aula) o il voto scaglionato (già sperimentato a palazzo madama in occasione dello scostamento di bilancio), o ancora il voto per 'chiamata', come avviene nelle votazioni sulla fiducia. Ma queste soluzioni, che potrebbero essere valide per il voto finale, non risolverebbero invece la questione dei diversi voti consecutivi sugli emendamenti.

Forza Italia, con Francesco Paolo Sisto, propone allora il "voto per delega al capogruppo", "una soluzione che consentirebbe di evitare l'incostituzionale (articolo 72 della Costituzione) e non consentito (articolo 49 del Regolamento) 'voto online'. La delega, che deve essere limitata ai casi di epidemia grave e certificata, certifica la volontà del singolo parlamentare e dovrebbe riguardare ciascun emendamento e il voto finale, per cadere nel momento in cui il parlamentare decidesse di presenziare in Aula".

FdI, invece, pone la questione dei tempi: troppo ristretti quelli concessi (8 minuti a gruppo) in occasione dell'audizione di Gualtieri. A lanciare un nuovo affondo sulla 'latitanza' del Parlamento in piena emergenza è ancora Matteo Renzi. Che, annunciando una interrogazione al governo sui ritardi nella consegna delle mascherine ai medici, attacca: "Non è pensabile che il Parlamento stia a casa alla finestra a guardare come vanno le cose. Qui non si va avanti a decreti e ordinanze senza che la casa della democrazia possa riunirsi".

Per il leader di Italia viva "è fondamentale che il Parlamento recuperi il proprio ruolo, perché non ci riuniamo nemmeno. In tempi di guerra vera come questa, il Parlamento è una delle istituzioni che deve rimanere aperta. La democrazia non chiude mai. Purtroppo siamo in una fase in cui il Parlamento non si riunisce ma potrebbe farlo adesso".

Anche Matteo Salvini, che si rivolge direttamente al Capo dello Stato, avanzando le proposte della Lega sull'emergenza, chiede di "riaprire il Parlamento per portare a Roma proposte, idee e contributi. Ci affidiamo a Mattarella visto che altri non sembrano abbiano voglia o tempo di ascoltarci", conclude riferendosi alla 'mancata' risposta di ieri al telefono da parte del premier Conte. E FdI insiste sul ritorno alla piena attivita': "La democrazia e la sovranità popolare si rappresentino innanzitutto attraverso il Parlamento che, come il comandante di una nave, non abbandona nei momenti critici la cabina di pilotaggio", afferma Fabio Rampelli, secondo il quale "le modalità per operare in sicurezza e lavorare per l'Italia in un momento tragico ci sono tutte: fateci lavorare".